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L'INTERVISTA
23 Gennaio 2026 - 15:44
A settembre compirà 75 anni. E sì, lasciatemelo dire: è di una bellezza disarmante. Anna Zamboni: Miss Italia 1969 - eletta quando aveva 17 anni - poi indossatrice di Valentino. Lo stilista che ha fatto la moda italiana e che se n’è andato pochi giorni fa. Lei lo ricorda così, con voce ferma e sorriso leggero: «Valentino è stato unico. Ho iniziato lavorare da lui quando ero giovanissima». Anna è in cucina. Ai fornelli prepara la trippa. Un piatto che dice insolito per lei da cucinare.

Trucco appena accennato, movimenti eleganti, nessuna posa studiata. È semplice, eppure il portamento resta quello di chi ha calcato passerelle importanti. La collaborazione con Valentino inizia con la collezione Carisma, dedicata a quelle che allora si chiamavano “taglie conformate”, oggi ribattezzate “comode”. Anche le parole, nel tempo, cambiano abito. «Non ho mai fatto diete», racconta. «Ero magra. O meglio, magra per i canoni dell’epoca. Portavo una 42. Oggi le modelle da passerella hanno una 38». Il confronto è inevitabile. «Molte sono anoressiche oggi. Tante ragazze che sognano di fare le indossatrici non mangiano. Si vedono le ossa. È cambiato tutto. Anche il modo di sfilare. Io amavo sfilare, cercavo quasi un contatto con il pubblico. Si sorrideva. Oggi le vogliono tutte che sembrano arrabbiate».

Sul tavolo c’è un grande libro di Valentino. Anna lo apre. È radiosa. In prima pagina c’è lei: tailleur rosso, il rosso Valentino, lunghezza appena sopra il ginocchio, posa semplice. Un tacco non troppo alto, calza velata scura. Più avanti, sfogliando altre pagine, una dedica: “Per Anna, con tanta simpatia e ammirazione”. Il rapporto con lo stilista era diretto, personale. «Mi diceva che davo vita ai capi. Mi chiamava la signora dai pizzi bianchi. Le prove si facevano a tu per tu. I body avevano sempre pizzi bianchi. Erano suoi». La televisione trasmette la camera ardente di Valentino. Sopra, sulla mensola, una fotografia incorniciata: una giovane Anna e un giovane Valentino. Lui le appoggia una mano sulla spalla. Lei sorride. Indossa ancora il rosso.

Anna ha lavorato come modella fino a sette anni fa. L’elenco degli stilisti è lungo - Mariella Burani, Gianfranco Ferrè - ma lei lo dice senza esitazioni: «Valentino era un’altra cosa». In casa c’è una grande fotografia del 1969. Anna con la corona e lo scettro. Bianco e nero, grana visibile, quella pellicola che sembra restituire la consistenza della pelle, dell’epidermide. La vita, però, non è stata solo moda. Due figli, tre nipoti. Il più piccolo ha 16 mesi. Oggi Anna è una nonna a tempo pieno. Si arriva inevitabilmente al presente. Al rapporto che le ragazze hanno con il proprio corpo, schiacciate da canoni che passano ogni giorno dai social network. «Le donne sono tanto influenzate», dice. «Si imita una o l’altra. Poi c’è il tema della chirurgia». Lei si è mai rifatta? «Pochissimo. Un paio di punturine. Ma ormai non ne faccio più. Adesso sono una nonna» conclude sorridendo.
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