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28 Gennaio 2026 - 13:00
La tassa di 2 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra-Ue potrebbe non entrare mai realmente in vigore in Italia quest’anno. L’ipotesi, proposta da Forza Italia tramite un emendamento al decreto Milleproroghe, prevede il rinvio dell’imposta al 1° luglio 2026, in concomitanza con l’avvio della corrispondente tassa europea sui piccoli pacchi, fissata invece a 3 euro.
Introdotta dall’ultima legge di bilancio, la misura prevede il pagamento di 2 euro per ciascun pacco del valore dichiarato inferiore a 150 euro destinato a consumatori finali italiani. L’obiettivo ufficiale è recuperare parte delle entrate perse e riequilibrare la concorrenza con grandi piattaforme di e-commerce come Shein e Temu, che offrono prodotti a prezzi molto bassi. La tassa colpisce spedizioni dirette a privati, commercianti e anche trasferimenti tra privati.
Nonostante l’entrata in vigore “ufficiale” sia dal 1° gennaio, l’Agenzia delle Dogane ha chiarito che il sistema non sarà operativo prima del 1° marzo, a causa dei necessari adeguamenti tecnici. La legge stabilisce che a pagare sia chi presenta la dichiarazione doganale, ossia di norma il venditore, che però potrebbe trasferire il costo sui clienti o aggirare del tutto la tassa.
Ed è proprio questo che sembra stia accadendo. Tra il 1° e il 20 gennaio, il numero di pacchi in arrivo da Paesi extra-Ue è calato del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo esperti di logistica, la diminuzione è legata alla nuova tassa. Come spiega l’economista Lucia Visconti Parisio, se il pacco entra in Italia direttamente, il contributo di 2 euro va pagato; se, invece, passa prima da un altro Paese europeo, come la Francia, l’imposta non si applica. Molti venditori stanno, quindi, riorientando le spedizioni attraverso altre nazioni per evitare il pagamento.
Proprio per evitare questo effetto, Forza Italia propone di rinviare l’avvio della tassa italiana al 1° luglio 2026, in modo da allinearla a quella europea, che scatterà contemporaneamente e sarà più difficile da eludere. L’emendamento è stato firmato dalla deputata Erica Mazzetti e punta a rendere il sistema più coerente e meno aggirabile a livello continentale.
Il rinvio comporterebbe una perdita temporanea di entrate: il governo stimava circa 122,5 milioni di euro per il 2026, quindi posticipando l’imposta di sei mesi si incasserebbero “solo” poco più di 61 milioni. Tuttavia, l’alternativa potrebbe essere non ottenere nulla e rischiare ulteriori spostamenti di spedizioni verso altri Paesi, con un danno anche per il settore logistico italiano.
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