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IL CASO
29 Gennaio 2026 - 20:15
Truffa
L'esca è un post su Facebook, la promessa è quella di un prestito facile e il sigillo, rigorosamente falso, è quello della Banca d'Italia. È questa l'ultima frontiera del cyber-crimine che sta colpendo centinaia di cittadini in tutta Italia. La truffa è talmente strutturata che lo stesso Istituto di via Nazionale è dovuto intervenire ufficialmente per smentire qualsiasi coinvolgimento: Banca d'Italia non offre prestiti, investimenti o gestione di denaro a privati.
Il meccanismo è subdolo. I truffatori contattano le vittime spacciandosi per "agenti autorizzati" e inviano contratti su carta intestata contraffatta, completi di firme (ovviamente false) dei vertici della Banca. Per "istruire la pratica" chiedono una prima somma contenuta, circa 50 euro, da versare tramite bonifico istantaneo su un IBAN estero. Una cifra studiata per non destare sospetti, che però è solo l'inizio di una escalation: una volta pagata la prima quota, scattano nuove richieste per "apertura conti esteri" o "spese amministrative", spostando la conversazione su Telegram per sfuggire ai controlli.
La Banca d'Italia ha già attivato le procedure per oscurare i siti e i canali coinvolti, ma la difesa più efficace resta l'informazione. La regola d'oro è semplice: diffidare da chiunque proponga finanziamenti a nome di istituzioni centrali e, soprattutto, non inviare mai denaro in anticipo per ottenere un prestito. In caso di dubbio, l'unico riferimento attendibile è il sito ufficiale dell'Istituto.
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