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Testimonianze
08 Febbraio 2026 - 19:00
Nizza Monferrato appare come una cittadina sospesa. Le chiese, numerose e sparse per il centro, raccontano una sensazione di tranquillità e silenzio, come se il tempo si fosse fermato. Una calma che oggi pesa, soprattutto davanti al canale dove è stato ritrovato il corpo di Zoe Trinchero. Sulla grata che costeggia il canale si accumulano fiori, biglietti, peluche. Ed è qui che si fermano gli abitanti, i ragazzi, chi conosceva Zoe e quelli che non l’hanno mai incontrata. È qui che il paese prova a parlare.
Nizza è stata descritta da chi la abita come un luogo «tranquillo. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno». Ma non tutti sono della stessa opinione: una realtà dove gli spazi di aggregazione per i ragazzi sono pochi, quasi inesistenti. Piazza Marconi, indicata da un 18enne come il punto di ritrovo dei giovani, nella grigia domenica di ieri era deserta. Solo panchine vuote.
In questo scenario emergono le voci di chi ha voluto ricordare Zoe e ha cercato di darsi una spiegazione. Maria racconta di averla incrociata solo di sfuggita, al bar dove ogni mattina va a prendere il caffè. Davanti al cartello “Educate i vostri figli”, la signora ha insistito sul fatto che «i ragazzi oggi non sanno accettare un no. E alla base servono genitori solidi, che stiano dietro ai figli, non davanti. L’esempio è fondamentale». Simone, 18 anni, ha portato fiori e lumini. Conosceva Zoe dall’estate scorsa, come si conoscono i ragazzi in una piccola città: uscendo in gruppo, girando senza una meta precisa. «Era una ragazza buona, spontanea», racconta. Non sa descrivere Alex Manna, lo conosceva poco. Ma una cosa la dice con chiarezza: «Più che educazione sentimentale, servono valori. Se hai dei valori forti, dei principi sani, certe cose non ti scattano. È impossibile».
Qualche istante dopo, due ragazze osservano in silenzio l’allestimento, portando un fiore e appoggiandolo insieme agli altri. Non conoscevano Zoe personalmente. Sono lì, dicono, «da donna a donna». Per darle una voce, anche se sanno che non basta. Una di loro è netta: «Sarà una banalità dirlo ancora, ma il problema è il sistema. Non è solo che manca l’educazione, mancano i valori. Non vengono più insegnati né a scuola né, soprattutto, a casa». Poi conclude: «Quando succede nelle grandi città è terribile, ma è quando arrivano eventi così nella propria realtà che colpiscono nel profondo». Nizza Monferrato oggi si scopre fragile. Dietro l’immagine di paese tranquillo, colorato dai rintocchi delle numerose campane, emergono solitudini, vuoti, una mancanza di riferimenti. I cittadini lo dicono chiaramente: non basta chiedere di «educare».
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