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L'inchiesta

Nebbia e domande sulla morte di Zoe «ha davvero fatto tutto lui da solo?»

Zoe Trinchero è stata uccisa dopo essere stata strangolata e picchiata, poi gettata in un canale. A ottobre avrebbe compiuto 18 anni

Nebbia e domande sulla morte di Zoe «ha davvero fatto tutto lui da solo?»

Passano in silenzio, depongono fiori e lumini, peluches e foto, si fanno il segno della croce. A Nizza Monferrato, diecimila abitanti, la quiete di provincia è stata travolta dalla morte di una ragazza di 17 anni. Un velo di nebbia fa da scenografia a una domenica malinconica.


Zoe Trinchero è stata uccisa dopo essere stata strangolata e picchiata, poi gettata in un canale. A ottobre avrebbe compiuto 18 anni.

Zoe lavorava ogni giorno nel bar della stazione ferroviaria. Attaccava il turno alle 17 e finiva alle 21. Venerdì sera esce dal locale dove lavora con addosso pantaloni neri e una giacca bianca. Chiama la madre per avvisarla che mangerà fuori. Intorno alle 22 è con un gruppo di amici in un garage, uno spazio autogestito dove ci si ritrova per mangiare e bere qualcosa. Sono in sei, più o meno.


Qualcuno entra, qualcuno esce. Quando il cibo finisce, quattro ragazzi decidono di uscire a comprare dei kebab o dei calzoni, non è chiaro. Tra loro ci sono Zoe e Alex Manna, 19 anni.
Al ritorno, in due accelerano il passo per non far raffreddare il cibo. Zoe e Alex restano indietro, da soli, lungo l’argine del Rio Nizza. Da quel punto in poi, l’unica ricostruzione è quella fornita da Manna.
Una versione che nel tempo è cambiata più volte.
Alex parla di una discussione. Una lite.


Racconta di una relazione con Zoe, una storia di tre anni prima, finita dopo un suo tradimento.
Una relazione che però gli amici della ragazza dicono di non aver mai saputo. Restano spiazzati quando apprendono che, secondo le prime ricostruzioni, Zoe sarebbe stata uccisa per un “no”.
Un dettaglio centrale: sarà il movente a stabilire se il reato verrà contestato come omicidio o femminicidio.
Il corpo di Zoe viene trovato poco prima di mezzanotte, ai piedi di una balaustra alta circa quattro metri, sopra un canale che in realtà è poco più di un rigagnolo d’acqua. Sul collo sono evidenti i segni dello strangolamento. Resta da chiarire se la causa della morte siano state le percosse o il trauma della caduta: lo dirà l’autopsia.

Alex Manna


Intanto Nizza Monferrato si riempie di giornalisti. È inevitabile quando una tragedia di questo tipo colpisce un centro così piccolo. Le voci si rincorrono sotto i portici, vicino alla chiesa, mentre le campane suonano. Un diacono, originario di Nichelino, spiega che il parroco è fuori città. «Com’è Nizza Monferrato?», gli chiedono.
«Tranquilla», risponde.


Poco distante, un uomo ribatte: «Qui è come Torino, droga compresa, solo tutto più piccolo. Di giorno non vola una mosca. La sera…».
C’è chi si domanda se Alex abbia davvero fatto tutto da solo. «Il parapetto non è così basso», osserva qualcuno. Nei primi momenti parla molto Nicole, amica di Zoe ed ex fidanzata di Alex Manna.
Nicole si definisce la migliore amica di Zoe. Ma c’è chi mormora che non è vero. Che la migliore amica di Zoe sia un’altra. E a cercare su Instagram, effettivamente, la 17enne condivideva il suo account con un’altra ragazza.
Subito dopo la notizia racconta ai cronisti di aver lasciato Alex perché «possessivo e geloso». Dice che spesso la sera andava a prendere Zoe fuori dal bar, per proteggerla. Da quell’uomo nigeriano. Poi, dal giorno successivo, Nicole spegne il telefono e smette di parlare con i giornalisti. A qualcuno confida che Alex continuava a seguirla anche dopo la rottura e che, quando stavano insieme, l’aveva picchiata.


Proprio quella sera, però, Nicole non va a prendere Zoe alle 21. Non è con il gruppo di amici. Alle 23 di venerdì sera Zoe prova a chiamarla. Nessuna risposta. Nicole dirà che stava dormendo. Aggiunge di avere un’applicazione che le consentiva di vedere in tempo reale la posizione dell’amica. Alex, nel frattempo, ha un’altra fidanzata. Non è Zoe. Non è Nicole. È una donna che vive vicino al cortile dove Zoe è stata uccisa. Quella sera di venerdì, però, non è in casa. Alex dirà di essersi cambiato i vestiti sporchi di sangue dopo l’aggressione e prima di fingere di trovare il corpo. Nessuno degli amici si sarebbe accorto di nulla.
Quando il corpo viene recuperato, emerge un dettaglio che colpisce tutti: Zoe non indossa la giacca bianca. Quel giubbotto verrà trovato in un garage. Il garage della casa della fidanzata di Manna. Bianco, ma sporco di sangue. È lo stesso Alex a raccontarlo al procuratore aggiunto Giacomo Ferrando. Al pm, durante un interrogatorio durato due ore, dice: «Abbiamo litigato. Sì, le ho tirato un pugno, ma non volevo ucciderla».

Alex Manna, che ha confessato di essere l’autore della morte di Zoe Trinchero, è assistito dall’avvocata Patrizia Gambino.
È detenuto nel carcere di Alessandria. Il legale parla di un’indagine in corso e di ulteriori approfondimenti sulla confessione.
«Alex è scosso», dice. Il procuratore capo di Alessandria, Cesare Parodi, non si è ancora pronunciato.Zoe amava il mare. Voleva diventare psicologa, aiutare gli altri. Così la ricordano. Qualcuno parla di uno sguardo malinconico. Di una ragazza che aveva iniziato a lavorare presto per aiutare la madre, separata dal padre, a crescere le sorelline.
Nei prossimi giorni sono attesi l’interrogatorio di garanzia, l’autopsia e poi il lutto cittadino nel giorno dei funerali. E forse, quando la nebbia si diraderà, resteranno risposte più nitide su quel venerdì notte che oggi appare ancora come un disegno sfocato, con troppi contorni mancanti.

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