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Il fatto
09 Febbraio 2026 - 16:24
«Askatasuna non è quell’edificio», ma «una proposta, un metodo, un’attitudine e un atteggiamento». A dieci giorni dalla manifestazione nazionale e dagli scontri scoppiati davanti allo stabile di corso Regina Margherita 47, sgomberato il 18 dicembre scorso, gli antagonisti tornano a parlare in un incontro con i giornalisti per indicare «le prossime tappe e i prossimi appuntamenti». Il centro sociale, spiegano, non viene rivendicato come un semplice luogo fisico. «Askatasuna è sempre stato un luogo di aggregazione, di socialità, attraversato da persone le più diverse, che non per forza devono aderire a un’opzione politica», afferma Martina, una delle portavoce. «Noi non rappresentiamo nessuno, non stiamo nelle istituzioni proprio perché crediamo che la politica si faccia dal basso e si faccia con le persone e che il cambiamento si costruisca collettivamente. Non c’è delega». Sul futuro dell’edificio di corso Regina Margherita, gli autonomi indicano una linea precisa. «L’opzione è quella di ridare lo stabile a tutte le realtà che dal basso l’hanno sempre attraversata e che intendono portare avanti quel progetto». Nessuna formula preconfezionata, ma alcuni punti fermi: «Non cedere l’edificio a logiche del terzo settore o del privato» e continuare a utilizzare quegli spazi «per un progetto collettivo dal basso a disposizione della città», con una gestione che preveda «spazi gratuiti e di libero accesso». Una scelta che, sottolineano, risponde a un bisogno presente nel quartiere e più in generale a livello cittadino. Al centro dell’incontro anche il dibattito seguito al corteo nazionale del 31 gennaio, in particolare sul tema della violenza. «La questione andrebbe complessificata», afferma ancora Martina. «Di fatto chi ha innalzato il livello è chi ha deciso di attaccare Askatasuna e di attaccare Torino con lo sgombero del 18 dicembre». Secondo gli autonomi, lo sgombero ha «chiaramente portato in piazza una risposta a questo attacco». Una risposta definita «determinata», che - spiegano - «ha visto la partecipazione di tutti e tutte». Un passaggio che viene rivendicato come collettivo e destinato a proseguire. «È importante riuscire a pensare che ci siano dei passaggi collettivi che implicano anche la possibilità di raggiungere degli obiettivi. Questo è quello che è stato fatto e che si continuerà a fare anche per i prossimi appuntamenti».
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