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AMBIENTE
10 Febbraio 2026 - 20:45
Il bilancio dell'ultimo anno è un bollettino di guerra meteorologico. Non si tratta più di "maltempo", ma di una ridefinizione dei limiti fisici del pianeta. Ecco i casi più eclatanti:
In questo inizio d'anno, un rarissimo ciclone mediterraneo di potenza simile a un uragano tropicale ha colpito la Libia e il Sud Italia. Con raffiche di vento superiori ai 180 km/h, il "Medicane" ha causato mareggiate distruttive e alluvioni lampo. Questo fenomeno dimostra come il riscaldamento del Mare Nostrum stia accumulando un’energia esplosiva, capace di generare tempeste sempre più violente e imprevedibili.
Il cielo sopra Dubai e Riad si è letteralmente "aperto": in sole 48 ore è caduta la pioggia di due anni interi. Le metropoli del deserto sono state sommerse, dimostrando che le infrastrutture moderne non sono progettate per gestire volumi d'acqua simili, tipici di climi tropicali, in zone storicamente aride.
Un'ondata di calore mostruosa ha stazionato sull'Asia meridionale per settimane. Il dato più drastico è stato il raggiungimento della "temperatura di bulbo umido" critica: un punto in cui l'umidità è così alta che il corpo umano non riesce più a raffreddarsi attraverso il sudore, rendendo la permanenza all'aperto letale nel giro di poche ore.
Il "Ghiacciaio dell'Apocalisse" ha perso una sezione massiccia, un iceberg grande quanto una metropoli. Questo distacco accelera lo scivolamento del ghiaccio verso l'oceano, un fattore che minaccia direttamente l'innalzamento del livello dei mari a livello globale, con rischi concreti per tutte le zone costiere già nei prossimi anni.
L'Australia ha appena archiviato il 2025 come il quarto anno più caldo della sua storia, ma è l'inizio del 2026 a spaventare: le piogge nel Queensland sono state del 31% superiori alla media, con inondazioni che hanno isolato intere province. Contemporaneamente, il sud del Paese sta vivendo una siccità estrema, confermando una polarizzazione climatica mai vista prima in un solo continente.
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