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15 Febbraio 2026 - 10:00
Nel panorama italiano dei pedaggi autostradali senza sosta, dominato da soluzioni come Telepass, UnipolMove e MooneyGo, si prepara una nuova fase tecnologica che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui paghiamo l’ingresso in autostrada. Dopo oltre quarant’anni di dispositivi elettronici installati a bordo veicolo, l’innovazione guarda ora direttamente allo smartphone.
A guidare questa possibile svolta è MobiQ, società statunitense specializzata in soluzioni elettroniche e parte del gruppo giapponese Denso. L’idea è tanto semplice quanto ambiziosa: trasformare il telefono in un vero e proprio Smart pass, capace di dialogare con le infrastrutture autostradali attraverso un sistema di RFID criptato (Radio-Frequency Identification) potenziato.
Il meccanismo elimina la necessità di dispositivi dedicati installati sul parabrezza. Grazie all’integrazione tra pagamenti digitali, tecnologia V2X (Vehicle-to-Everything) e amplificazione del segnale RFID, il passaggio sotto il varco viene riconosciuto in tempo reale e l’addebito avviene immediatamente sul conto associato allo smartphone.
Non solo pagamento: l’interfaccia con i display di bordo consentirebbe al conducente di ricevere notifiche preventive sull’avvicinamento al tratto a pagamento, conoscere in anticipo la tariffa, valutare eventuali code, rallentamenti o blocchi della circolazione. In altre parole, più informazioni per decidere consapevolmente se imboccare o meno l’autostrada.
Secondo l’azienda sviluppatrice, l’eliminazione dei tradizionali sistemi di lettura e della complessa gestione amministrativa legata alla fatturazione potrebbe snellire l’intero processo. Il pagamento diventa istantaneo, verificabile e immediatamente contabilizzato, con benefici sia per chi guida sia per chi gestisce le infrastrutture.
La tecnologia rientra nell’ecosistema MobiQ V2X, che comprende dispositivi capaci di dialogare con semafori, controllori stradali e altre reti intelligenti, con l’obiettivo di migliorare sicurezza ed efficienza del traffico.
Al momento la sperimentazione è attiva in Giappone e negli Stati Uniti, ma non esistono ancora tempistiche ufficiali per un eventuale arrivo nel mercato italiano. Tuttavia, considerando il boom globale dei sistemi di mobilità connessa e dei pagamenti contactless, è plausibile che anche il nostro Paese possa essere interessato da questa evoluzione nei prossimi anni.
Se il progetto dovesse concretizzarsi, potremmo assistere alla fine dei classici dispositivi da parabrezza e all’ingresso definitivo dello smartphone come chiave universale per la mobilità a pagamento. Un cambiamento che, ancora una volta, parte dalla tecnologia e punta a ridisegnare le nostre abitudini quotidiane.
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