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18 Febbraio 2026 - 21:50
Una colazione in famiglia, un cucchiaino di Nutella condiviso con la madre, e le Olimpiadi svanite. È questa, nella sua drammatica semplicità, la storia che ha travolto Rebecca Passler, biathleta altoatesina di 24 anni, nei giorni più importanti della sua carriera.
La positività al test antidoping effettuato pochi giorni prima dell'inizio delle gare aveva portato alla sospensione immediata dell'atleta. La sostanza trovata era il Letrozolo, un farmaco oncologico che la madre di Passler assumeva per curare un carcinoma, malattia che la figlia ignorava completamente.
Secondo la ricostruzione della difesa, coordinata dall'avvocato Ernesto De Toni con la consulenza della tossicologa Elia Del Borrello, la contaminazione sarebbe avvenuta attraverso il contatto salivare con la stessa confezione di Nutella usata abitualmente a colazione da entrambe. Un meccanismo definito dalla consulente di parte come "contaminazione accidentale da inquinamento salivare", involontaria e non negligente. La tesi ha convinto le autorità competenti, che hanno provveduto alla revoca della sospensione.
Tuttavia, la revoca è arrivata troppo tardi. Dieci giorni di stop forzato, senza allenamenti in squadra e soprattutto senza sessioni al poligono, hanno reso di fatto impossibile la sua convocazione per la staffetta femminile di Anterselva del 18 febbraio. Il quartetto azzurro sarà composto da Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e Lisa Vittozzi. Il nome di Passler non figura nell'elenco.
Una storia che lascia l'amaro in bocca, in tutti i sensi.
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