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SANITà

Ospedale di Settimo: «Garantiremo i posti di lavoro». Intanto a Roma "il due di picche" al Piemonte

L'annuncio di Riboldi, ma (mentre il Veneto festeggia) Torino rincorre il bilancio

Ospedale di Settimo: «Garantiremo i posti di lavoro». Intanto a Roma "il due di picche" al Piemonte

«Garantiremo tutti i posti di lavoro». Si riaccendono i riflettori sull’ospedale di Settimo Torinese, un presidio ospedaliero «da 45 milioni» “riportato” dal «privato al pubblico». Così, l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, sottolinea quanto il Piemonte creda «nella sanità pubblica». Ha aggiunto che dal mese di aprile inizierà la gestione pubblica della struttura, spiegando che nel 2026 la cooperativa garantirà i posti di lavoro in collaborazione con il pubblico. Una fase di transizione, sarà poi l’Asl To4 (entro la fine dell’anno) a valutare le soluzioni migliori da attuare.

La promessa arriva proprio nella Giornata Nazionale delle professioni sanitarie, una ricorrenza nata dopo l’emergenza Covid per celebrare il lavoro e l’impegno di tutte le figure della sanità. Per la prima volta, i rappresentati degli Ordini professionali (da tutte le province) sono stati invitati al Grattacielo per poter essere omaggiati e ringraziati dall’assessore in persona. Un primo appuntamento a cui seguiranno, a cadenza bimestrale, tavoli tecnici congiunti tra Ordini e istituzioni.

Intanto mentre dal Veneto si festeggia l’autonomia come una svolta epocale, in Piemonte il clima è ben diverso. «Per la nostra sanità 300 milioni in più», ha annunciato da Palazzo Chigi il presidente del Veneto Alberto Stefani, dopo il via libera del Governo alle prime intese. Una prospettiva che, per Torino, somiglia più a un miraggio che a un obiettivo a portata di mano. L’intesa sull’autonomia differenziata, riforma bandiera della Lega affidata al ministro Roberto Calderoli, lega però l’efficacia degli accordi a una condizione precisa: equilibrio economico-finanziario e piena garanzia dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Ed è proprio qui che il Piemonte inciampa.

Il presidente Alberto Cirio, intervenendo in piazza Colonna, ha parlato di opportunità per valorizzare i professionisti nei piccoli centri e rafforzare i servizi nei territori più fragili. «Oggi non è possibile prevedere incentivi specifici - ha spiegato - ma con l’intesa la Regione potrà intervenire anche con risorse proprie». Parole che guardano al futuro, ma che devono fare i conti con il presente. Tra le quattro Regioni capofila, solo Veneto e Lombardia risultano in equilibrio nei conti sanitari. Liguria e Piemonte, invece, navigano in acque più agitate. Anche per l’anno in corso si profila la necessità di reperire risorse aggiuntive fuori dal perimetro sanitario per evitare il temuto piano di rientro. Il Fondo sanitario nazionale non basta a coprire i fabbisogni. Così, mentre a Venezia si immaginano 300 milioni in più, a Torino si rincorre il pareggio di bilancio. E senza conti in ordine, l’autonomia resta una prospettiva lontana. Per il Piemonte, prima ancora delle competenze, serve mettere in sicurezza i numeri. Solo allora le promesse potranno trasformarsi in realtà.

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