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Il Borghese
16 Febbraio 2026 - 05:50
Se una città di 45mila abitanti resta senza medico di famiglia, è solo un episodio locale o il segnale di un sistema in affanno? A Settimo Torinese la domanda non è retorica: la comunicazione con cui l’Asl To4 ha informato i cittadini che la dottoressa Sara Capogreco ha cessato l’attività, senza che alcun medico si sia reso disponibile a subentrare, ha il sapore amaro di un campanello d’allarme che suona da anni. E che ora non si può più fingere di non sentire.
Non si tratta di casi isolati, Vi avevamo già raccontato dei casi in Canavese, o di quartieri di Torino senza pediatri. C'è chi, come racconta un lettore a La Voce, in sette anni ha cambiato sei medici di famiglia, non per scelta ma per avvicendamenti continui. E ogni volta bisogna ricostruire col medico la propria storia sanitaria, visto che il fascicolo sanitario elettronico non si sa bene cosa sia o come funzioni.
La questione è approdata in Consiglio regionale con i consiglieri PD Alberto Avetta e Daniele Valle che chiamano in causa l'assessore Federico Riboldi e la giunta Cirio. Condiscono l'interrogazione con alcuni dati: nel 2026 in Italia andranno in pensione 11.400 medici di famiglia; in Piemonte, 765 hanno già raggiunto o raggiungeranno i 70 anni, l’età pensionabile. Non è un’emergenza improvvisa, insomma.
Le organizzazioni dei medici ne parlano da anni, fra richieste di investimenti e lotte al numero chiuso in facoltà, per tacere dei guai dei pronto soccorso: in pratica si arriva alla Regione a guida PD, quella dove per affrettare il piano di rientro si risparmiò e tagliò fin troppo. E vogliamo parlare della giunta Cota? Perso un assessore causa inchieste giudiziarie si affidò a un ex manager Fiat, dove la parola d'ordine è sempre stata "tagliare".
Dopo i medici a gettone in ospedale, li vogliamo mettere anche negli ambulatori di famiglia? A rotazione, con l'elenco dei turni appesi alla porta su un foglio di carta, magari. Perché questo sembra il livello di evoluzione della nostra sanità.
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