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UNA STORIA STRAZIANTE
21 Febbraio 2026 - 19:09
Domenico non c’è più. Questa mattina, alle 5.30, un arresto cardiaco ha aggravato una situazione clinica già gravissima. Come concordato con la famiglia, non sono state effettuate manovre di rianimazione. Alle 9.20, nemmeno quattro ore dopo, il piccolo è morto. Aveva due anni: grandi occhi scuri, capelli castani, meno di dieci chili di peso. La sua storia aveva commosso l’intero Paese.
Secondo la ricostruzione, il cuore donato sarebbe arrivato ormai irrimediabilmente danneggiato. Due medici dell’équipe del trapianto e la direttrice del reparto di cardiochirurgia e trapianti vengono sospesi dal servizio e il caso assume rapidamente rilievo nazionale. La sera del 15 febbraio la madre lancia un appello pubblico: chiede aiuto per trovare un nuovo cuore compatibile, arrivando a rivolgersi anche al Papa. Nei giorni successivi riceve anche la telefonata della premier Giorgia Meloni.
Il 18 febbraio si apre una nuova possibilità: un secondo trapianto, con probabilità di riuscita del 10%, come spiegato dall’avvocato Petruzzi, e con un solo chirurgo disposto a operare il bambino.
La speranza però dura poche ore. In serata arriva la valutazione definitiva: le condizioni non permettono un nuovo intervento. «Il bimbo è in condizioni gravissime e non è in grado di sostenere un’operazione così», spiega Carlo Pace Napoleone, direttore della Struttura complessa di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite dell’Ospedale Regina Margherita, tra gli esperti dell’Heart Team chiamato a esprimersi sul caso. Poi l’ultima notte, la crisi cardiaca, la decisione condivisa di non procedere con rianimazioni e la morte poche ore dopo.
Oggi resta il dolore di una famiglia e la promessa della madre: trasformare la storia di Domenico in qualcosa che continui ad aiutare altri bambini.
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