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23 Febbraio 2026 - 07:10
La proposta di introdurre un congedo parentale obbligatorio e paritario di cinque mesi per ciascun genitore sta attraversando una fase di stallo alla Camera. Il progetto di legge, promosso unitariamente dalle forze di opposizione e presentato come prima firmataria dalla segretaria del Pd Elly Schlein, punta a riequilibrare in modo strutturale i diritti di madri e padri, garantendo un’indennità al 100% della retribuzione.
Dopo il passaggio in Commissione Lavoro, il testo è approdato in Aula il 20 febbraio per la discussione generale. Tuttavia, non è stato conferito il mandato al relatore. Il motivo ufficiale riguarda l’assenza della relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, necessaria per stimare l’impatto finanziario della misura, che secondo le prime valutazioni potrebbe superare i 3 miliardi di euro.
Senza questa verifica contabile, anche la Commissione Bilancio non può esprimersi, bloccando di fatto l’avanzamento del provvedimento. Il parere del Ministero dell’Economia è atteso nei prossimi giorni, ma i tempi incerti alimentano tensioni politiche.
I partiti di minoranza temono che la richiesta di approfondimenti tecnici rappresenti un modo per rallentare o addirittura affossare la riforma. Secondo alcuni esponenti parlamentari, la maggioranza non avrebbe presentato modifiche sostanziali né avviato un confronto concreto sul testo.
Nel mirino delle opposizioni c’è quello che viene definito un metodo già visto: richieste di ulteriori verifiche tecniche che finiscono per congelare le iniziative legislative su temi come salario minimo, riduzione dell’orario di lavoro e ora anche congedo parentale paritario.
La proposta mira a introdurre un modello radicalmente diverso rispetto alla normativa vigente. In sintesi, prevede:
5 mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore
Periodi non trasferibili tra madre e padre
Indennità pari al 100% dello stipendio o del reddito
Estensione anche a lavoratori autonomi, padri adottivi e affidatari
Per i padri, il congedo sarebbe utilizzabile dal mese precedente alla nascita fino ai 18 mesi di vita del bambino. Dei cinque mesi previsti, quattro sarebbero obbligatori. Dieci giorni andrebbero fruiti immediatamente dopo la nascita, insieme alla madre; i restanti potrebbero essere distribuiti anche in modo frazionato.
Il diritto sarebbe autonomo rispetto al congedo di maternità e riconosciuto anche agli iscritti alla Gestione separata, con un’indennità calcolata sul mancato fatturato.
Attualmente il sistema italiano distingue tra congedo di maternità obbligatorio e congedo di paternità obbligatorio:
Le madri hanno diritto a 5 mesi, con indennità all’80% della retribuzione, erogata dall’Inps.
I padri dispongono solo di 10 giorni obbligatori, retribuiti al 100%, anche non consecutivi.
Esiste poi il congedo parentale facoltativo, condiviso tra i genitori fino a un massimo complessivo di 10 mesi, ma con percentuali di retribuzione inferiori.
La riforma proposta dalle opposizioni intende superare questo squilibrio, equiparando tempi e trattamento economico tra madre e padre.
Secondo i promotori, il nuovo impianto normativo avrebbe una funzione strategica su più fronti:
contrastare la crisi demografica
favorire l’occupazione femminile
promuovere una più equa redistribuzione del lavoro di cura
migliorare la qualità della vita familiare
L’idea di fondo è che un congedo realmente paritario possa ridurre le disparità di genere nel mercato del lavoro e incidere positivamente sulle scelte di genitorialità.
Il futuro del provvedimento dipenderà ora dalla valutazione tecnica sulle coperture economiche. Se la relazione della Ragioneria dovesse arrivare in tempi brevi, l’iter potrebbe riprendere. In caso contrario, il rischio è che la proposta resti bloccata, alimentando uno scontro politico destinato a protrarsi nelle prossime settimane.
Il confronto sul congedo parentale obbligatorio paritario si inserisce così in un dibattito più ampio sul modello di welfare italiano e sulle politiche per la famiglia, diventando uno dei temi sensibili dell’agenda parlamentare del 2026.
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