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Il fatto
23 Febbraio 2026 - 23:15
È stato posto in fermo per omicidio volontario l’assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, 42 anni, in servizio al commissariato di via Mecenate. L’accusa riguarda la morte di Abderrahim Mansouri, 26 anni, colpito alla testa il 26 gennaio durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo.
Il provvedimento è stato eseguito all’alba del 23 febbraio dalla Squadra Mobile negli uffici del commissariato. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola con il pm Giovanni Tarzia, ha evidenziato come Cinturrino sia “gravemente indiziato” per l’omicidio volontario.
Gli accertamenti investigativi hanno incluso interrogatori, testimonianze, analisi di telecamere di sicurezza, dispositivi telefonici e verifiche tecnico-scientifiche. Un elemento chiave è che la vittima, al momento dello sparo, non impugnava alcuna arma: la pistola, risultata una replica a salve con tappo rosso, sarebbe stata posizionata accanto al corpo successivamente e riportava solo il dna dell’assistente capo.
Cinturrino aveva sostenuto di aver agito per legittima difesa, affermando di aver percepito un’arma puntata contro di lui. Tuttavia, le indagini hanno ricostruito che l’agente avrebbe chiesto a un collega di recuperare uno zaino contenente la finta pistola. Inoltre, i soccorritori sono stati allertati 23 minuti dopo lo sparo, contraddicendo le dichiarazioni di intervento immediato.
La Procura punta ora alla convalida del fermo e alla richiesta di custodia cautelare in carcere, motivata dal pericolo di fuga, dal rischio di inquinamento probatorio e dalla reiterazione del reato. Le testimonianze raccolte suggeriscono anche un movente personale, legato a tensioni precedenti tra l’agente e la vittima.
Cinturrino era considerato uno dei membri più esperti della squadra operativa di via Mecenate, con una carriera segnata da circa 40 arresti nell’ultimo anno, di cui quattro solo dall’inizio del 2026. Tra i riconoscimenti ufficiali spicca una menzione dell’allora capo della Polizia Franco Gabrielli nel 2017.
Tuttavia, la sua lunga esperienza avrebbe contribuito a farlo emergere come figura dominante, influenzando i colleghi più giovani nelle operazioni sul territorio.
Emergono sospetti su una presunta vicinanza di Cinturrino a spacciatori attivi in uno stabile Aler di via Mompiani, zona Corvetto, dove la compagna lavora come custode. Alcune testimonianze parlano di richieste quotidiane di denaro e droga, con episodi di arresti forzati, interventi evitati e comportamenti violenti nei controlli. I colleghi più giovani avrebbero riferito di sentirsi condizionati dal collega più esperto.
Il fratello di Mansouri ha dichiarato che la vittima temeva Cinturrino, descrivendo la morte come possibile vendetta personale. Secondo le indagini difensive, Mansouri avrebbe subito richieste di denaro e droga, rifiutate, fino a 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno.
Secondo la consulenza medico-legale, un intervento tempestivo avrebbe potuto aumentare le probabilità di sopravvivenza di Mansouri. L’agente aveva raccontato al pm un’agonia della vittima compatibile con il ritardo di 23 minuti nell’arrivo dei soccorsi, elemento che potrebbe avere rilevanza anche per eventuali risarcimenti ai familiari.
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