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L'evento
10 Aprile 2026 - 18:10
Non un progetto che semplicemente arriva dall’alto, ma un percorso costruito insieme ai cittadini. È questa la filosofia alla base della rigenerazione urbana di Aurora-Barriera, uno degli interventi più rilevanti in corso a Torino, che entra ora nella fase operativa della coprogettazione, arrivando al terzo di quattro incontri pubblici per le strade del quartiere, in particolare all'angolo tra corso Palermo e via Sesia. A spiegarlo è l’assessora alla Rigenerazione urbana Carlotta Salerno, che sottolinea il cambio di passo: «Siamo oltre il masterplan, stiamo definendo il progetto di fattibilità e come investire i 20 milioni di euro, lavorando direttamente con gli abitanti».
Gli incontri sul territorio sono il cuore del processo. Non semplici assemblee, ma veri e propri laboratori aperti, pensati per coinvolgere il maggior numero possibile di persone, anche grazie a mediazioni linguistiche in arabo, francese e inglese e anche spazi per i bambini, per permettere a tutti di partecipare. «Il nostro obiettivo è abbassare le barriere di accesso e ascoltare davvero il quartiere». Il metodo è quello della coprogettazione: ai tavoli, cittadini, progettisti e facilitatori lavorano insieme per trasformare problemi in soluzioni concrete. «Non ci interessa fare la lista di ciò che non va - chiarisce l’assessora - ma capire cosa le persone vogliono e come tradurlo in interventi reali: più verde, spazi pedonali, migliore vivibilità». Un processo che ha già iniziato a sciogliere tensioni e incomprensioni. Negli ultimi mesi, infatti, alcune petizioni avevano acceso il dibattito, soprattutto sul tema di parcheggi e pedonalizzazioni. «Molti timori nascevano da malintesi - spiega Salerno -. Non è vero che verrà pedonalizzato tutto o eliminati i parcheggi. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra esigenze diverse».

Un equilibrio che passa da una visione più ampia dello spazio urbano. «Chi chiede meno parcheggi spesso lo fa per avere più vivibilità. Il nostro compito è conciliare queste esigenze, ad esempio redistribuendo gli spazi e ragionando su aree più ampie, non solo su singole vie». Il percorso di incontri è ancora in corso e si concluderà a fine aprile, quando i progettisti inizieranno a tradurre le indicazioni emerse in uno studio di fattibilità. Ma i primi segnali, secondo le istituzioni, sono incoraggianti.
«Questo processo ha un grande valore, perché aiuta che abita in queste strade a cambiare prospettiva», osserva la consigliera regionale del Pd, Nadia Conticelli, che si trova all'evento in vesti di cittadina del quartiere. «Si passa dal lamentarsi al chiedersi cosa si può migliorare davvero. È un passaggio fondamentale per attivare energie positive nel quartiere». Un punto cruciale resta quello della continuità. «In passato alcuni percorsi si sono interrotti, e questo ha creato sfiducia - aggiunge Conticelli -. Ora è importante portare avanti il progetto fino in fondo, con il supporto di tutte le istituzioni».
Anche dal territorio arriva un giudizio positivo sul metodo adottato. «Per noi è una vittoria che si sia passati da decisioni già prese a un vero ascolto dei cittadini», commenta Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6 insieme alla consigliera Federica Matarozzo. «Il percorso sta andando nella direzione giusta: raccogliere le esigenze e adattare il progetto». Tra le priorità emerse, quella della sicurezza, strettamente legata alla vivibilità degli spazi. «Non bastano interventi estetici - spiegano -. Servono luoghi vissuti: aree gioco, spazi per stare insieme, illuminazione adeguata. Quando i cittadini vivono il quartiere, aumenta anche la sicurezza». Attenzione anche alla manutenzione e alla sostenibilità nel tempo: «Meglio materiali semplici e resistenti, e soluzioni pratiche, che evitino degrado e costi continui».
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