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Il caso
25 Febbraio 2026 - 06:25
È un caso che scuote profondamente le forze dell’ordine quello dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, finito in carcere con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel cosiddetto boschetto dello spaccio di Rogoredo, a Milano.
Durante l’interrogatorio di convalida nel carcere di San Vittore, davanti al gip Domenico Santoro, il poliziotto avrebbe ammesso le proprie responsabilità, rivolgendosi ai colleghi con parole di forte rammarico: doveva far rispettare la legge, ha detto, ma ha sbagliato, chiedendo perdono a chi indossa la divisa e si è fidato di lui.
Assistito dall’avvocato Piero Porciani, Cinturrino ha risposto alle domande del giudice e del procuratore Marcello Viola, ricostruendo quanto accaduto. “Quando ho capito che stava morendo ho perso la testa”, avrebbe dichiarato, spiegando di aver sparato per paura. Subito dopo, però, avrebbe tentato di rimediare in modo illecito: secondo quanto emerso, avrebbe chiesto a un collega di recuperare una pistola giocattolo custodita in commissariato per inscenare una diversa dinamica dei fatti.
L’arma, ha precisato la difesa, sarebbe stata trovata anni fa in zona Lambro e conservata senza essere registrata. Il poliziotto ha inoltre negato di aver mai preteso denaro dagli spacciatori, respingendo le accuse di aver chiesto il cosiddetto “pizzo” nel bosco di Rogoredo.
Secondo il legale, l’agente avrebbe anche chiamato immediatamente i soccorsi e non avrebbe toccato il corpo della vittima, pur ammettendo di aver preso un oggetto dall’auto di servizio e di averlo posizionato vicino al cadavere. In merito alla presenza di un martelletto, l’avvocato ha spiegato che veniva usato per dissotterrare la droga nascosta dagli spacciatori nell’area.
Parallelamente, uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso ha confermato ai pm che Cinturrino avrebbe avanzato nel tempo richieste di soldi e droga a spacciatori e tossicodipendenti. Nella sua testimonianza lo avrebbe descritto come una persona violenta e temuta, parlando anche di episodi di aggressioni con il martello nei confronti di un frequentatore del bosco.
Un quadro che aggrava ulteriormente la posizione dell’assistente capo, mentre il giudice è chiamato a decidere sulla convalida del fermo e sulla custodia cautelare in carcere.
Già in mattinata l’avvocato Porciani aveva parlato di un uomo “triste e pentito”, sottolineando che Cinturrino e la madre si sarebbero recati in chiesa a pregare anche per la vittima. Il legale ha ribadito che il suo assistito non avrebbe mai incassato denaro illecito e che lo sparo sarebbe stato frutto di un momento di paura, mentre la successiva messinscena rappresenterebbe un grave errore dettato dal panico.
Quanto alle parole del capo della Polizia, Vittorio Pisani, la difesa ha riconosciuto che, se accertate le responsabilità, l’agente dovrà pagare, ma ha distinto tra chi commette un errore e chi delinque abitualmente.
Di segno opposto il commento dei legali della famiglia Mansouri, che hanno evidenziato come Cinturrino non abbia rivolto scuse ai parenti del giovane ucciso. Un dettaglio che, secondo loro, peserebbe sulla valutazione della sua personalità.
Sul piano politico è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, chiedendo massima severità nei confronti di chi viola la legge, a maggior ragione se appartenente alle forze dell’ordine, ma ribadendo la necessità di pene adeguate anche per chi vive di criminalità.
Intanto il Sindacato autonomo di polizia (Sap) ha annunciato la restituzione delle somme raccolte per sostenere le spese legali dell’agente. Inizialmente l’iniziativa era nata per supportare un collega ritenuto in difficoltà durante un servizio; alla luce degli ultimi sviluppi, però, il sindacato ha riconosciuto la gravità dei fatti emersi e ha deciso di fare un passo indietro.
La fidanzata del poliziotto, visibilmente amareggiata per le perquisizioni subite, ha dichiarato che sarà l’indagine a stabilire la verità. Se verranno accertate responsabilità, ha aggiunto, Cinturrino dovrà affrontarne le conseguenze.
Il caso resta ora nelle mani della magistratura, mentre l’opinione pubblica attende di conoscere gli sviluppi di una vicenda che ha profondamente scosso la fiducia nelle istituzioni e riportato al centro il tema della responsabilità e dell’etica nelle forze dell’ordine.
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