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Delitto di Garlasco
03 Marzo 2026 - 11:30
A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, l’inchiesta torna a concentrarsi su un elemento che potrebbe contribuire a chiarire uno dei punti più controversi del caso: il contenuto dei computer utilizzati da Chiara Poggi e Alberto Stasi nelle ore precedenti l’omicidio.
L’attenzione degli inquirenti della Procura di Pavia si è focalizzata su una finestra temporale ben precisa: tra le 21.59 e le 22.09 del 12 agosto 2007, quando Chiara rimase da sola nell’abitazione del fidanzato mentre lui si era allontanato per portare il cane in un ricovero. Proprio in quei dieci minuti, secondo gli approfondimenti tecnici più recenti, la giovane avrebbe utilizzato il pc di Stasi.
A breve è atteso il deposito della nuova perizia informatica disposta dai magistrati, mentre le parti hanno già presentato relazioni autonome, offrendo letture differenti degli stessi dati digitali.
Secondo i consulenti della difesa, in quel lasso di tempo Chiara non avrebbe cercato materiale compromettente, ma avrebbe, invece, lavorato alla tesi di laurea del fidanzato, apportando modifiche e ampliamenti al testo. Un elemento che, nella loro ricostruzione, confermerebbe un clima sereno tra i due anche la sera prima dell’omicidio.
I tecnici incaricati sostengono, inoltre, che nessuno avrebbe aperto la cartella denominata “Militare” né la sottocartella “Nuova cartella”, dove erano archiviati file pornografici. L’analisi forense avrebbe evidenziato che una traccia generata automaticamente dal sistema operativo Windows XP sarebbe stata interpretata erroneamente come un accesso umano. In questa prospettiva, la cosiddetta “impronta digitale” informatica non indicherebbe un’azione volontaria, ma un processo interno del computer.
Di segno opposto le conclusioni dei consulenti nominati dalla famiglia della vittima. Secondo la loro analisi, Chiara avrebbe effettivamente aperto la cartella contenente i file pornografici, già oggetto di accertamenti nei primi gradi di giudizio. Un dato tecnico relativo all’orario di ultimo accesso (le 22.00 del 12 agosto) sarebbe, per questa ricostruzione, compatibile con un’interazione diretta della giovane con quei contenuti.
Il nodo, dunque, resta irrisolto: a generare quella registrazione è stata un’azione volontaria oppure un automatismo del sistema?
Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi, il movente del delitto, insieme all’arma del delitto, continua a rappresentare uno dei principali interrogativi della vicenda giudiziaria. L’ipotesi che Chiara possa aver scoperto qualcosa di delicato nel computer del fidanzato e che ne sia nata una discussione rimane, allo stato attuale, solo una congettura investigativa.
Nel frattempo emerge un altro elemento certo: quella sera Chiara inserì nel computer una chiavetta USB per scaricare le fotografie del viaggio a Londra appena concluso da Stasi. Anche questo dettaglio rientra nel complesso mosaico digitale che gli esperti stanno ricostruendo.
La difesa di Andrea Sempio aveva chiesto di procedere con un incidente probatorio, richiesta respinta probabilmente perché la Procura aveva già avviato una propria consulenza tecnica. Ora l’attenzione è tutta rivolta agli esiti ufficiali degli accertamenti.
La domanda resta aperta: in quei dieci minuti cosa accadde davvero davanti a quel computer? Fu un gesto consapevole o un semplice effetto del sistema operativo? La risposta potrebbe non cambiare la sentenza, ma incidere sulla comprensione di uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi anni.
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