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Il fatto
05 Marzo 2026 - 16:00
In Italia, il dibattito sul cosiddetto “patentino per cani” è ancora frammentario e gestito a livello di Comuni e Regioni, senza uniformità nazionale. Al contrario, alcune realtà europee hanno iniziato a spostare l’attenzione dalla stigmatizzazione di alcune razze alla necessità di educare chi convive con gli animali.
La Lombardia ha proposto il DDL S.1572, derivato dalla PLP4, che mira a diventare legge nazionale. Tuttavia, il testo mantiene vecchi schemi: prevede una lista di razze “potenzialmente pericolose”, rinominata “save list”, e un patentino obbligatorio solo per chi adotta cani senza pedigree Enci, penalizzando di fatto le adozioni a favore degli acquisti da allevatori registrati.
Secondo etologi, veterinari comportamentisti e istruttori cinofili, questo approccio non affronta la questione principale: conoscere i cani e il loro comportamento. La priorità dovrebbe essere educare i futuri proprietari, prevenendo comportamenti scorretti e tutelando il benessere dell’animale e la sicurezza della società.
In Spagna formazione obbligatoria per tutti
La Spagna ha approcciato la questione con un modello diverso. La Ley 7/2023 stabilisce che chiunque voglia vivere con un cane deve seguire un corso gratuito online di circa 4 ore, con test finale e assicurazione obbligatoria. Il percorso include etologia, socializzazione, educazione di base e responsabilità legale. In questo modello, non esistono differenze tra razze: ogni cane è considerato un individuo, e la responsabilità ricade sull’umano.
La legge spagnola va oltre, vietando vendita e riproduzione casalinga dei cuccioli, favorendo solo allevatori registrati e riducendo così gli abbandoni. Tuttavia, il decreto attuativo non è ancora operativo, quindi l’impatto reale resta da valutare.
Il modello tedesco
In Bassa Sassonia, dal 2013, chiunque adotti o acquisti un cane deve superare un esame teorico e pratico. La legge, Niedersächsisches Gesetz über das Halten von Hunden, mira a formare i proprietari, non a penalizzare specifiche razze. L’obiettivo è chiaro: “non esistono cani educati, ma persone educate”, e la convivenza responsabile dipende dalla preparazione del proprietario.
Guardando a questi modelli, sembra evidente che la strada più efficace sia educare tutti i futuri proprietari, con corsi differenziati in base alle esigenze dei singoli animali e delle famiglie. Anche se alcune razze possono comportare rischi maggiori, la base deve restare la stessa: conoscenza, rispetto e consapevolezza sono gli strumenti principali per costruire una società realmente multi-specie, in cui uomini e cani possano convivere in sicurezza e armonia.
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