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I dati
05 Marzo 2026 - 21:40
La Camera dei Deputati ha respinto la proposta di legge avanzata dalle opposizioni per introdurre anche in Italia la settimana lavorativa corta. Il testo prevedeva una riduzione progressiva dell’orario settimanale da 40 a 32 ore, mantenendo lo stesso stipendio. Le ore avrebbero potuto essere distribuite su quattro giorni di lavoro oppure su cinque giornate con orario ridotto.
Con questa decisione, l’Italia resta fuori dal gruppo di Paesi europei che stanno sperimentando nuovi modelli di organizzazione del lavoro, anche se alcune aziende private italiane negli ultimi anni hanno comunque avviato progetti pilota.
Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, pubblicati nel 2025 e riferiti al 2024, nei Paesi dell’Unione Europea si lavora mediamente 36 ore a settimana considerando sia contratti a tempo pieno sia part-time.
In questa classifica l’Italia si colloca sostanzialmente in linea con la media europea con 36,1 ore settimanali. Il dato conferma una tendenza alla riduzione dell’orario di lavoro rispetto al passato: nel 2014, infatti, la media europea era di circa 37 ore settimanali.
Le differenze tra i vari Paesi restano comunque significative. Le settimane lavorative più lunghe si registrano in:
Grecia – 39,8 ore
Bulgaria – 39 ore
Polonia – 38,9 ore
Romania – 38,8 ore
All’estremo opposto troviamo i Paesi Bassi, dove la media è di 32,1 ore settimanali, seguiti da Danimarca, Germania e Austria, tutti intorno alle 33,9 ore.
I nuovi dati, attesi entro maggio 2026, potrebbero però risentire di alcune modifiche legislative. In Grecia, ad esempio, una riforma approvata nell’ottobre 2025 ha introdotto la possibilità di estendere la giornata lavorativa fino a 13 ore, anche se solo per 37 giorni all’anno.
Le statistiche mostrano differenze importanti anche tra i settori economici. Le attività con più ore lavorate sono:
Agricoltura, silvicoltura e pesca – circa 41,2 ore settimanali
Estrazione mineraria – 38,8 ore
Edilizia – 38,7 ore
Al contrario, gli ambiti con orari più brevi sono:
Attività familiari e domestiche – 26,7 ore
Istruzione – 31,9 ore
Arte, intrattenimento e ricreazione – 32,9 ore
Nonostante il voto contrario del Parlamento italiano, il tema della riduzione dell’orario di lavoro resta al centro del dibattito europeo.
Nel Belgio, ad esempio, dal 2022 i lavoratori possono scegliere di concentrare l’orario settimanale in quattro giorni invece che cinque. In questo caso però non si tratta di una vera riduzione: le ore totali restano 38, ma vengono distribuite diversamente.
Un’esperienza più avanzata riguarda Islanda, dove dopo diverse sperimentazioni oggi tra l’80% e il 90% dei lavoratori ha un orario di circa 36 ore settimanali.
Anche Spagna, Portogallo e Regno Unito stanno testando progetti simili, spesso con il sostegno dei governi, mentre cresce il numero di aziende private che sperimentano la settimana corta.
Un modello particolare è quello della Francia, dove la settimana lavorativa di 35 ore è in vigore da oltre venticinque anni, dopo la riforma introdotta nel 2000.
Negli ultimi tempi, però, nel dibattito politico francese è tornata l’idea di aumentare le ore lavorative, anche a causa delle esigenze di produttività economica e della crescita del debito pubblico.
Il tema della settimana lavorativa corta, dunque, resta aperto: mentre alcuni Paesi sperimentano nuovi modelli di lavoro, altri – come l’Italia – preferiscono per ora mantenere l’impianto tradizionale delle 40 ore settimanali.
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