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Il report

Il mercato del sesso supera l’1% del Pil e in Italia vale quasi 5 miliardi l’anno

Un giro intrecciato con sfruttamento e criminalità, ma ora c’è un codice di classificazione economica

Il mercato del sesso supera l’1% del Pil e in Italia vale quasi 5 miliardi l’anno

Un mercato sommerso che vale miliardi e continua a crescere. La prostituzione in Italia resta un fenomeno difficile da misurare con precisione, ma i dati più recenti indicano un sistema economico vasto e radicato, capace di generare un giro d’affari vicino ai 4,7 miliardi di euro l’anno. È la stima diffusa dall’Istituto nazionale di statistica nell’ultimo rapporto sull’economia non osservata, che include anche le attività illegali. Nel complesso, droga, prostituzione e contrabbando hanno prodotto nel 2022 circa 19,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 1,1% del Pil italiano, segno di un’economia parallela che continua a muovere capitali ingenti. Dietro queste cifre si nasconde un universo difficile da fotografare. Le stime più diffuse indicano decine di migliaia di persone coinvolte, con una presenza significativa di donne straniere, spesso arrivate dall’Est Europa o dall’Africa occidentale. «Una parte rilevante del fenomeno resta legata allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani - si legge nel rapporto -, alimentata da organizzazioni criminali che gestiscono il reclutamento, il trasferimento e il controllo delle vittime». Negli ultimi anni, però, la geografia della prostituzione è cambiata profondamente. Se fino agli anni Duemila il fenomeno era visibile soprattutto sulle strade delle periferie urbane, oggi si è progressivamente spostato in appartamenti privati, centri massaggi e soprattutto sul web, attraverso siti di annunci e piattaforme dedicate. Un mercato più nascosto, ma anche più difficile da controllare per le forze dell’ordine. Il dibattito è tornato di attualità anche per motivi fiscali. Con la nuova classificazione economica entrata in vigore nel 2025, l’Istat ha inserito tra le «attività di servizi alla persona un codice che comprende anche servizi di accompagnamento e organizzazione di incontri», una categoria che include il settore delle escort. Una scelta che ha riacceso il confronto politico e giuridico sulla possibilità di tassare un’attività che, pur non essendo illegale in sé, resta circondata da divieti severi. In Italia infatti la prostituzione non è un reato, ma lo sono tutte le attività collegate: sfruttamento, favoreggiamento e gestione di case di prostituzione, vietate dalla legge Merlin del 1958. Il risultato è un sistema ambiguo, dove l’attività individuale non è punita ma la sua organizzazione sì. Per investigatori e magistrati il problema principale resta distinguere tra lavoro autonomo e sfruttamento criminale.

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