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Sciopero nazionale

Farmacie in sciopero il 13 aprile: stop nazionale di 24 ore per stipendi e contratto bloccato

Oltre 76 mila lavoratori coinvolti nella protesta. Si accende lo scontro su salari, contratto nazionale e futuro della farmacia dei servizi

Farmacie in sciopero il 13 aprile: stop nazionale di 24 ore per stipendi e contratto bloccato

Si preannuncia una giornata di forte mobilitazione nel settore delle farmacie private: il prossimo 13 aprile è stato proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore che coinvolgerà oltre 76 mila lavoratori in tutta Italia.

La protesta, promossa da Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, nasce principalmente dal mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, fermo dal 31 agosto 2024. Dopo mesi di trattative e incontri senza esito, il confronto tra le parti resta bloccato, alimentando il malcontento tra i lavoratori.

Al centro della vertenza c’è soprattutto la questione degli stipendi. I sindacati chiedono un incremento salariale di circa 360 euro per i farmacisti collaboratori, ritenuto necessario per compensare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. Di contro, le proposte avanzate da Federfarma sarebbero sensibilmente inferiori, con aumenti compresi tra 120 e 200 euro, in parte legati a voci non strutturali. Un divario che ha irrigidito ulteriormente il confronto.

Nonostante lo sciopero, resteranno garantiti i servizi minimi essenziali. Una circolare di Federfarma, in linea con le indicazioni della Commissione di Garanzia sugli scioperi e della legge 146/1990, stabilisce che le farmacie dovranno comunque assicurare almeno il 50% delle prestazioni abituali, con la presenza di non più di un terzo del personale farmacista normalmente in servizio. Le farmacie aperte, quindi, continueranno a operare, seppur con attività ridotta.

Sul punto, però, resta il contrasto con i sindacati, che ritengono che i servizi minimi dovrebbero essere garantiti esclusivamente dalle farmacie di turno, come previsto da una disciplina precedente. In assenza di un accordo, prevale comunque l’impostazione indicata dalla Commissione.

La tensione non riguarda solo gli aspetti economici. Sullo sfondo si inserisce la trasformazione della cosiddetta “farmacia dei servizi”, che negli ultimi anni ha ampliato il ruolo dei farmacisti: non più soltanto dispensazione di farmaci, ma anche vaccinazioni, test diagnostici, attività di prevenzione e servizi sanitari di prossimità. Un’evoluzione che, secondo i sindacati, comporta maggiori responsabilità e richiede adeguati riconoscimenti sia sul piano normativo sia su quello retributivo.

Le associazioni datoriali, invece, sottolineano la necessità di tutelare la sostenibilità economica delle farmacie, in particolare quelle più piccole o situate in aree rurali, ritenute più esposte all’aumento dei costi.

Il confronto resta, quindi, aperto e complesso: da un lato le esigenze delle imprese, dall’altro le richieste dei lavoratori che chiedono un contratto aggiornato, salari più adeguati e il riconoscimento di una professione sempre più centrale nel sistema sanitario.

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