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Il caso
14 Aprile 2026 - 14:10
Un nuovo episodio scuote l’Ospedale Monaldi, già al centro dell’attenzione per la vicenda del piccolo Domenico. I familiari di una bambina affetta da grave cardiopatia congenita hanno avviato una causa civile, sostenendo che i tempi di intervento siano stati troppo lunghi e determinanti per il tragico esito.
Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, la piccola – nata a settembre 2025 e deceduta dopo poco più di un mese – soffriva di “truncus arterioso”, una rara malformazione che richiede un intervento chirurgico tempestivo. Nonostante la diagnosi prenatale, che indicava chiaramente la necessità di agire subito, i genitori denunciano un ritardo ingiustificato nelle cure presso l’Ospedale Monaldi.
Il legale parla di un “atteggiamento attendista immotivato”, evidenziando come dalle prime verifiche sulla cartella clinica non emergano motivazioni adeguate per il rinvio dell’operazione. Questo ritardo, secondo l’accusa, avrebbe compromesso in modo significativo le probabilità di sopravvivenza della bambina.
La ricostruzione dei fatti indica che inizialmente le condizioni sembravano stabili, ma già nei giorni successivi sarebbero comparsi segnali di peggioramento, tra cui un aumento della frequenza respiratoria. Nonostante ciò, la valutazione cardiochirurgica sarebbe arrivata solo dopo diversi giorni, con l’intervento deciso quando ormai la situazione risultava critica.
Secondo il consulente medico della famiglia, un intervento tardivo può aumentare fino a quattro volte il rischio operatorio, elemento che rafforza i dubbi sulla gestione clinica presso l’Ospedale Monaldi.
Ulteriori perplessità riguardano anche la fase post-operatoria: non sarebbe stato attivato alcun percorso per valutare opzioni come il trapianto cardiaco o l’utilizzo del Berlin Heart, dispositivo salvavita usato nei casi più gravi.
La famiglia ha già annunciato una richiesta di risarcimento danni, mentre il caso riaccende il dibattito sulla gestione dei pazienti pediatrici all’interno dell’Ospedale Monaldi.
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