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20 Aprile 2026 - 07:40
Negli ultimi anni si registra un aumento significativo dei casi di celiachia in Italia. Secondo la più recente relazione del Ministero della Salute relativa al 2024, il numero di persone diagnosticate ha raggiunto quasi 280.000 pazienti, con una netta prevalenza femminile: oltre 194.000 donne contro circa 85.000 uomini. L’incremento delle diagnosi, pari a circa 14.000 nuovi casi, è legato soprattutto alla ripresa degli screening dopo il rallentamento dovuto alla pandemia di Covid-19.
Parallelamente cresce anche l’impatto economico: il Sistema sanitario nazionale ha destinato quasi 273 milioni di euro per garantire ai pazienti alimenti senza glutine.
La celiachia è una patologia cronica autoimmune che colpisce l’intestino tenue. È scatenata dall’assunzione di glutine, una proteina presente in cereali come grano, orzo e segale, in soggetti geneticamente predisposti.
L’ingestione di glutine provoca una infiammazione cronica della mucosa intestinale, con conseguente danneggiamento dei villi intestinali, fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti.
Ad oggi non esiste una cura definitiva: l’unico trattamento efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita.
Nonostante i dati ufficiali parlino di circa 280.000 diagnosi, si stima che i casi reali siano molti di più. Secondo l’Associazione italiana celiachia, circa 300.000 persone potrebbero essere affette dalla malattia senza saperlo.
La prevalenza nazionale si attesta intorno allo 0,47% della popolazione, con valori più alti in alcune regioni:
Valle d’Aosta (0,59%)
Toscana (0,58%)
Umbria (0,54%)
Per favorire la diagnosi precoce, è stato avviato un programma di screening pediatrico. Un progetto pilota condotto in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna ha coinvolto oltre 5.500 bambini.
I risultati mostrano che il 3,9% dei partecipanti presentava indicatori compatibili con la celiachia, confermando l’importanza dei controlli precoci.
La malattia risulta più frequente nelle donne, che rappresentano quasi il 60% dei casi. Inoltre, le analisi genetiche evidenziano che circa il 44% dei bambini possiede una predisposizione, con picchi più elevati in Sardegna.
In Italia sono previste diverse misure per supportare chi soffre di celiachia:
fornitura gratuita di prodotti senza glutine tramite un tetto di spesa mensile
contributi alle Regioni per garantire pasti adeguati nelle mense scolastiche e lavorative
programmi di formazione per operatori del settore alimentare
Queste iniziative mirano a migliorare la qualità della vita dei pazienti e a garantire maggiore sicurezza alimentare.
Nel 2024 la spesa media per paziente è stata di circa 975 euro annui. Grande attenzione è stata data anche alla formazione: sono stati organizzati circa 700 corsi, coinvolgendo oltre 17.000 professionisti.
Per il 2025 sono stati stanziati quasi 896.000 euro, destinati sia alla fornitura di pasti senza glutine sia alla formazione.
L’Associazione italiana celiachia sottolinea alcune problematiche ancora aperte. Tra queste:
il costo elevato degli alimenti senza glutine, che rappresentano una vera e propria terapia quotidiana
il rischio di sottodiagnosi, con centinaia di migliaia di persone inconsapevoli della malattia
Attualmente il contributo medio è di circa 100 euro al mese, una cifra che inizia a risentire dell’aumento generale dei prezzi.
La celiachia è una patologia in crescita che richiede maggiore attenzione sia sul piano sanitario che sociale. Tra diagnosi ancora insufficienti e costi elevati della dieta, resta fondamentale investire in prevenzione, informazione e accessibilità per migliorare la gestione della malattia in Italia.
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