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Giustizia

Estradizione negata: «Solo un’ora d’aria al giorno», il tribunale blocca il trasferimento

La Corte d’appello di Torino ha respinto la richiesta di estradizione in Ungheria di un uomo di 56 anni, arrestato il 24 ottobre 2025

Estradizione negata

Immagine di repertorio

La Corte d’appello di Torino ha respinto la richiesta di estradizione in Ungheria di un uomo di 56 anni, arrestato il 24 ottobre 2025 in esecuzione di un mandato di cattura europeo per presunta falsificazione di monete. L’indagato è stato contestualmente scarcerato. In Ungheria è atteso da un procedimento penale con una possibile pena fino a 15 anni.

Secondo i giudici, non è possibile escludere il rischio che l’uomo venga sottoposto a trattamenti inumani o degradanti nel sistema penitenziario ungherese. La decisione si basa su elementi emersi nel corso del procedimento e sulla documentazione prodotta dalla difesa.

Nell’ordinanza viene evidenziato, tra gli aspetti critici, il regime detentivo che prevede una sola ora d’aria al giorno, con permanenza in cella per le restanti 23 ore, in assenza di attività lavorative o educative. A ciò si aggiungono condizioni strutturali considerate problematiche.

Dai dati acquisiti risulta che il tasso di sovraffollamento nelle carceri ungheresi si attesta al 116%, un valore che, secondo la Corte, rende incerta la disponibilità di uno spazio minimo individuale di 3 metri quadrati, esclusi i servizi igienici. Sono state inoltre segnalate criticità igienico-sanitarie, tra cui la presenza di insetti infestanti, e episodi di presunti maltrattamenti fisici, come l’uso di catene per immobilizzare i detenuti.

Le autorità ungheresi, interpellate dai magistrati italiani, hanno dichiarato che le condizioni di detenzione rispettano gli standard del diritto internazionale, ma tali risposte sono state ritenute generiche e non sufficienti a escludere i rischi segnalati.

La Corte ha quindi accolto le argomentazioni dei difensori dell’indagato, gli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi, che avevano evidenziato le condizioni del sistema carcerario ungherese. La decisione si inserisce in un quadro più ampio di valutazioni sul rispetto dei diritti fondamentali nei procedimenti di estradizione tra Stati membri dell’Unione Europea.

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