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Allarme carburante per aerei
20 Aprile 2026 - 17:30
Le tensioni in Medio Oriente iniziano a produrre effetti concreti e sempre più visibili sul settore del trasporto aereo internazionale, con ricadute dirette su rotte, frequenze e disponibilità di posti. A pesare è soprattutto l’aumento del costo del carburante per aerei, legato alla crisi nello Stretto di Hormuz, area strategica per gli equilibri energetici globali.
Secondo le stime dell’osservatorio Cirium, l’impatto potrebbe tradursi in una riduzione complessiva dell’offerta pari a circa il 3% entro l’anno, un dato che segnala un rallentamento significativo per il comparto del travel europeo.
Dopo le prime cancellazioni annunciate da Ryanair, anche il gruppo tedesco Lufthansa ha deciso di intervenire sulla propria programmazione. La compagnia prevede di mettere a terra circa 38 aeromobili, inclusi 27 velivoli della controllata CityLine, accelerando così un piano di ridimensionamento già previsto per il futuro.
Le rotte interessate comprendono collegamenti tra i principali hub tedeschi, come Francoforte e Monaco, e diverse destinazioni europee, tra cui anche alcune tratte verso l’Italia.
Secondo le informazioni diffuse, la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare nelle prossime settimane, a causa delle difficoltà legate all’approvvigionamento e alla pressione sui costi operativi.
Parallelamente, anche la compagnia olandese KLM ha annunciato una riduzione di circa 80 voli di andata e ritorno su Amsterdam Schiphol, pur senza trovarsi ancora in una fase di emergenza carburante.
Gli analisti non escludono che nei prossimi mesi possano diventare meno sostenibili ulteriori collegamenti verso città come Londra e Düsseldorf, soprattutto per le tratte a bassa marginalità.
La crisi non riguarda solo il mercato europeo. Air Canada ha comunicato lo stop ai collegamenti tra Montreal e Toronto verso l’aeroporto JFK di New York a partire da giugno, con ripresa prevista nell’autunno del 2026. Restano comunque operativi gli scali alternativi di Newark e La Guardia.
Altre compagnie stanno intervenendo in modo simile: Norse Atlantic ha cancellato la rotta per Los Angeles, mentre Virgin Atlantic ha sospeso il collegamento Londra–Riad. Anche British Airways ha rinunciato alla tratta verso Gedda.
Gli esperti del settore avvertono che le conseguenze potrebbero riflettersi anche sulla domanda di viaggio nei prossimi mesi, soprattutto sulle rotte verso Asia e Stati Uniti, spesso dipendenti da scali intermedi in Medio Oriente.
“Il settore sta reagendo a un mix di fattori geopolitici e aumento dei costi energetici”, spiegano gli analisti, sottolineando come lo scenario resti in rapida evoluzione.
Il risultato è un sistema del trasporto aereo globale sempre più sotto pressione, con possibili ripercussioni sulla programmazione dei voli già dalla prossima stagione turistica.
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