Il futuro della sanità territoriale passa da una riorganizzazione profonda del ruolo del medico di famiglia. È la linea indicata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha presentato alle Regioni una bozza di decreto destinata a riformare l’assistenza sul territorio.
L’obiettivo è rendere il Servizio Sanitario Nazionale più efficiente e vicino ai cittadini, con particolare attenzione ai più fragili. Il provvedimento, atteso entro maggio, punta a rafforzare la medicina territoriale, considerata centrale per il rilancio del sistema.
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Cuore della riforma sono le Case di Comunità, finanziate anche dal PNRR, che diventeranno il punto di riferimento per l’assistenza locale. Qui il medico di base lavorerà in équipe con infermieri, pediatri, specialisti, psicologi e assistenti sociali, superando il modello individuale.
Novità rilevante riguarda lo status dei medici di medicina generale: pur restando possibile la convenzione, sarà introdotta la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici. Si va, quindi, verso un sistema misto e progressivo.
Cambierà anche la remunerazione, che non dipenderà più solo dal numero di assistiti, ma anche dall’impegno nella rete territoriale e dalla gestione di pazienti cronici e fragili.
La riforma arriva in un contesto critico: in Italia mancano oltre 5.700 medici di base e negli ultimi anni il loro numero è calato drasticamente. Oggi ogni medico segue in media più di 1.300 pazienti, oltre i livelli ottimali. Per questo si punta anche a rendere la medicina generale più attrattiva, riconoscendola come una vera specializzazione.
Sul fronte delle strutture, a fine 2025 erano attive 781 Case di Comunità su oltre 1.700 previste. L’obiettivo è raggiungere la piena operatività entro il 30 giugno 2026, alleggerendo la pressione sugli ospedali.
Il confronto con le Regioni resta aperto. Il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, ha espresso disponibilità a collaborare per rafforzare i servizi.
Critiche, invece, dai medici di famiglia: la Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) segnala mancanza di confronto e possibili penalizzazioni, sia per i professionisti già in attività sia per i più giovani, con il rischio di ulteriori difficoltà nelle aree più fragili.
Il percorso della riforma è ancora in corso, ma il nodo resta centrale: costruire una sanità di prossimità più moderna, accessibile ed efficace.