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Il Borghese
30 Marzo 2026 - 05:50
L’abbiamo chiamata «la città degli invisibili», ma forse abbiamo sbagliato, forse l’intera narrazione giornalistica e sociale è completamente sbagliata: in una Torino dai due volti, quella “invisibile” non è la Torino degli anziani e delle famiglie che “fanno la spesa” fra i resti e gli scarti del mercato di Porta Palazzo, bensì quella dei benestanti e dei miliardari. Perché Maria, quasi cento anni e un figlio ormai anziano e invalido, non è invisibile: è lì ogni giorno, a Porta Palazzo, dove peraltro aveva lavorato per decenni al mercato. E’ lì con il suo trolley della spesa o la sua sporta, a frugare dietro i banchi all’ora di chiusura, a controllare se quella lattuga avanzata è ancora buona, se quei pomodori ammaccati possono essere messi in tavola. Ogni giorno. E ti dice, sulla vita che fa adesso, «è andata così...».
Così come sono bene visibili le persone di ogni età in coda alla mensa dei poveri, anche quelli che un lavoro ce l’hanno: perché a Torino il miraggio - dicono gli studi - per non vivere nell’angoscia è uno stipendio di 2mila euro. Un miraggio, appunto, per tanti.
Non si vede, invece, quel forziere da 150 miliardi custodito a Torino e in Piemonte fra fondi di investimento, azioni - per 90 miliardi - e depositi bancari. Un tesoro impressionante se pensiamo che, meno di dieci anni fa, le stime erano di 116 miliardi. Non si vede, ma c’è. Lo dimostra l’attenzione delle banche e soprattutto delle agenzie di private banking che vedono in Torino il nuovo motore finanziario del Paese.
Un tesoro che non è solo dei nomi noti e delle Famiglie, quelle anche troppo visibili... Come Maria: fin troppo visibile. Al punto che si volta lo sguardo.
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