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Il processo
20 Novembre 2023 - 16:19
Il papà e il fratello di Ahmad Imran hanno seguito ogni parola del processo. Poi, con l’aiuto del pm Giorgio Nicola e di un’interprete, si sono fatti riferire la scelta dei giudici: «Lo hanno condannato all’ergastolo per l’omicidio della mamma: fatevi forza». E loro hanno abbassato la testa, senza dire nulla.
Il giovane di origine pakistana si trova in carcere dallo scorso 5 marzo, quando «ha colpito la madre sei o sette volte con un martello, poi le ha tagliato la gola con un coltello» come ha ricordato in aula il pubblico ministero. E’ successo intorno alle 9.30 in via Sommeiller a Pinerolo, nella casa dove madre e figlio vivevano insieme al padre Alì Asghar e alla sorella 17enne, Laiba. Sono stati i primi a chiamare i soccorsi e ad accusare Ahmad Imran: la ragazza è tornata in Pakistan e nella scorsa udienza è stata sentita con una chiamata WhatsApp dal cellulare della giudice Alessandra Salvadori. «Qualche giorno prima c’era stato un litigio con il padre - ha ricordato il pm Nicola nella sua requisitoria, conclusa con la richiesta dell’ergastolo - La madre gli aveva detto di portare rispetto al papà. E il 5 marzo ha rimproverato Imram, dicendogli “smettila di stare al telefono e cercati un lavoro”: due episodi che hanno scatenato la rabbia del ragazzo».
L’imputato è stato dichiarato «capace di intendere di volere e privo di vizi di mente» dallo psichiatra Maurizio Desana. La Corte ha respinto la richiesta dell’avvocato del giovane, Simona Bertrand, di integrare la perizia psichiatrica o di effettuarne una nuova: «Aveva lacune e incongruenze - resta convinta la legale - Ma, soprattutto, non si è tenuto conto dei problemi del ragazzo e del fatto che lui vivesse la difficoltà a trovare lavoro come un malessere. La sua non era svogliatezza».
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