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Il caso
03 Agosto 2025 - 10:28
Sono passati 4 anni esatti da quella mattina «mio fratello, intorno alle 7, è uscito di casa, a Buttigliera D’Asti, e non è mai più tornato». Era il 27 luglio 2021 e Emanuel Marino scappava dalla casa dove viveva con la sua famiglia. Da allora sua sorella, Chiara, non si è mai data pace.
«Emanuel era testardo ma aveva un carattere buono. Frequentava rave e feste, era solito andare via per giorni, poi però tornava sempre a casa. La sua condizione è sicuramente fragile stata aggravata dal consumo di stupefacenti, in quelle nottate di musica.
Aveva le allucinazioni» dice ancora Chiara, che racconta come i mesi prima alla scomparsa del fratello siano stati complicati «lui entrava e usciva da diverse strutture. Nei mesi prima del suo allontanamento aveva dato un taglio a tante cose, aveva smesso di andare ai rave, di prendere sostanze».
Prendeva terapie per la sua patologia e tutto sembrava sotto controllo «mio fratello diceva che voleva ricostruirsi una vita, creare la sua indipendenza, trovare un lavoro che non fosse saltuario come i precedenti che faceva».
Poi quella mattina.

«Se ne và senza fare rumore, portando con sè pochi abiti e il suo cellulare. Mia madre prova a chiamarlo: lui rispondeva, evasivo. Diceva che era in giro. Mia madre ricorda una frase che disse Emanuel, diceva che io sapevo dov’era diretto ma non è vero, non ho mai saputo nulla di più» continua Chiara. «Gli inquirenti iniziano le ricerche nei giorni successivi alla scomparsa. Il cellulare ovviamente spento. Le tracce portavano a Poirino, zona setacciata in lungo e largo. E poi, tra agosto e settembre diverse segnalazioni: chiamate telefoniche da persone che avevano letto del caso e ci riferiscono che Emanuel è a Torino».

Un pomeriggio alla madre di Chiara arriva una telefonata «dicono, all’altro capo del filo, che c’è un ragazzo in strada nella zona di Porta Palazzo». A parlare dall’altro capo del telefono è una signora «e a un certo punto passa il telefono al ragazzo in questione. Che dice a mia madre di non essere Emanuel. Ma mia mamma era certa, invece, si trattasse di mio fratello». A 4 anni da quella mattina, Chiara vuole lanciare un appello a Emanuel: «io e te siamo cresciuti quasi come gemelli, ci passiamo pochi mesi. Per favore dammi tue notizie. Ovunque tu sia, una telefonata e ti verrò a prendere». La mamma di Emanuel si aggiunge a questo appello. «Mia madre è convinta che lui sia vivo. Sta male. E’ convinta che qualcuno lo aiuti: ed è preoccupata che la sua patologia possa peggiorare, senza prendere le medicine. Mio papà soffre molto. Ma non lo dà a vedere. Emanuele, per favore, ricordati di avere una famiglia. Torna a casa».
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