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LA CRISI

Allarme nel torinese: sempre meno carne, latte e cereali locali

Coldiretti: "Un settore non a caso definito primario, ma di cui sfugge l'importanza"

Allarme nel torinese: sempre meno carne, latte e cereali locali

«In un panorama economico torinese dove è cessata la preminenza della grande industria automobilistica, la produzione alimentare primaria si candida ad essere volano d’innovazione in tecniche e prodotti, un settore a disposizione di nuovi scenari che partano dalla produzione di cibo Made in Torino e Made in Piemonte».

Con questa speranza Coldiretti Torino ha presentato l’andamento economico del settore agricolo: una categoria messa in crisi da diversi fattori, tra cui il clima.

«Se chiudono le aziende agricole – sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – è perché i costi di produzione sono troppo alti o perché gli agricoltori si trovano ad affrontare gli investimenti imposti dalla crisi climatica».
In particolare, i dati 2025 sottolineano una carenza nelle produzioni locali di carne, latte e cerali.

Il calo

Le imprese agricole attive nella provincia di Torino sono 11.094, con prevalenza nella produzione di fonti primarie di proteine animali, seguita da cereali e ortofrutta. Si tratta principalmente di coltivatori diretti con aziende a conduzione familiare storica. Crescono le aziende guidate da donne, e si vive un buon ricambio generazionale. Tuttavia, in 10 anni il numero delle imprese è diminuito del 10%.

Il clima

Danni ingenti hanno colpito cereali e orticole a causa di grandinate, bombe d’acqua e venti di tempesta durante la fase di crescita delle piantine, oltre ai terreni allagati che hanno soffocato alcune colture. Il caldo tardo primaverile, invece, ha provocato fenomeni di scottatura della frutta. Un’altra minaccia è la diffusione della Popillia japonica, coleottero giapponese che ha già danneggiato le viti in Canavese.

Effetto globale

In questo quadro, l’agricoltura torinese risente anche degli effetti della speculazione mondiale sul cibo e delle crisi di approvvigionamento di materie prime come i fertilizzanti dovuti alle crisi politiche globali.

Bovini

Le patologie come la Dermatite o il virus della Lingua Blu, sono anch’esse conseguenze del clima mutevole. Inoltre, negli ultimi mesi della scorsa annata agraria, si era assistito ad una ripresa delle quotazioni dei bovini, sia da allevamento che da macello.
Le conseguenze? Listini a livelli record.
Questo trend è dovuto alla mancanza di carne sul mercato, che ormai dipende al 50% dalle importazioni.

L’allarme

Questi dati offrono uno spaccato reale sul «settore che non a caso è chiamato “primario” - ricorda il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda - di cui però sempre più spesso sfugge l’importanza».

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