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IL CASO

Ivrea, la città delle cicche e rifiuti: un pessimo biglietto da visita per i turisti

Marciapiedi invasi dai mozziconi: serve responsabilità condivisa per decoro e turismo

Ivrea, la città delle cicche e rifiuti: un pessimo biglietto da visita per i turisti

C'è un inquinamento silenzioso che sporca i marciapiedi e le piazze di Ivrea, trasformando il nostro patrimonio in un deposito di rifiuti: le cicche di sigaretta. Non sono un dettaglio trascurabile, ma il sintomo di una rassegnazione collettiva che sta normalizzando il degrado urbano. Troppo facile dare sempre la colpa all'amministrazione; la verità è che una città è sporca innanzitutto perché qualcuno sceglie di non rispettarla. Gettare un mozzicone a terra non è un riflesso condizionato, è una scelta consapevole che alimenta un sistema di incuria.

Quando i resti della movida, tra bicchieri di plastica e fioriere usate come posacenere improvvisati,  diventano il panorama desolante del mattino dopo, è evidente che il patto civico tra chi vive la città e chi ne trae profitto si è rotto. Per Ivrea, che ambisce legittimamente a essere una meta turistica, il decoro non può più essere considerato un optional o un fastidio burocratico.

Il cambiamento deve essere corale: il Comune deve garantire più controlli e installare raccoglitori specifici nelle zone strategiche, mentre gli esercenti hanno il dovere di assicurare la pulizia del perimetro dei propri locali. Ma l'ultimo miglio spetta ai cittadini: un portacenere tascabile costa meno di un caffè e vale più di mille scuse. La vivacità di una città non si misura dai rifiuti che lascia per strada, ma dalla capacità collettiva di proteggere e valorizzare i propri spazi comuni.

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