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Il caso
04 Febbraio 2026 - 11:45
Negli ultimi mesi, nei palazzi eporediesi, si è consolidata la convinzione che la cava di San Bernardo non si farà. Questa idea circola con una sicurezza sorprendente, rimbalzando tra incontri informali e segnali istituzionali, convincendo molti che il progetto sia ormai giunto al capolinea.
La Cava di San Bernardo è un tema molto sentito e dibattuto a livello locale che vede contrapposti interessi economici e istanze di tutela ambientale. Il progetto originario risale a oltre 10 anni fa, ma la questione si è riaccesa nel 2025 con il tentativo di riattivare l'escavazione nel quartiere, che conta circa 2.000 abitanti, a cui è seguita la nascita del comitato "No Cava" che conta centinaia di firme per opporsi.
L’ipotesi prevedeva l’apertura di un sito per l'estrazione di materiali inerti (come sabbia, ghiaia o pietrisco). Il progetto ha sollevato forti preoccupazioni tra i residenti e le associazioni ambientaliste le cui critiche principali riguardano il rischio di polveri sottili, rumore e alterazione del paesaggio naturale oltre all'aumento del traffico di mezzi pesanti necessari per il trasporto del materiale estratto.
Ad oggi però non esiste un solo documento, una delibera o un atto formale che sancisca ufficialmente la fine dell'iter. Siamo nel campo delle anticipazioni politiche, dove le intenzioni sono chiare ma non ancora tradotte in decisioni amministrative; mancano infatti nomi, date, provvedimenti ufficiali o comunicazioni pubbliche che confermino la rinuncia.
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