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Ammortizzatori sociali
04 Febbraio 2026 - 13:10
Nel 2025 gli ammortizzatori sociali in Piemonte hanno registrato una crescita quasi doppia rispetto alla media nazionale, replicando un altro anno di difficoltà strutturali. Secondo il Rapporto annuale sulla cassa integrazione della Uil, nel corso dell’anno sono state richieste oltre 62,8 milioni di ore complessive, tra cassa integrazione e fondi di solidarietà, con un aumento del 19,8% rispetto al 2024.
Nel dettaglio, le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 60.821.450, a cui si aggiungono 2.034.382 ore dei fondi di solidarietà gestiti dall’Inps, destinati ai lavoratori privi di strumenti ordinari di sostegno al reddito. A livello nazionale, le ore autorizzate nel 2025 sono state 599.988.016, in crescita del 10,4%. Il Piemonte si colloca quindi al terzo posto tra le regioni italiane, dopo Lombardia e Veneto.
Se entriamo nello specifico territoriale, gli aumenti sono importanti. Considerando le sole ore di cassa integrazione, gli incrementi più marcati si registrano a Verbania, con un aumento del 106,3%, seguita da Asti (+75,1%) e Cuneo (+46,8%). Crescite un po' più contenute si trovano ad Alessandria (+23%), Vercelli (+20,7%) e Torino (+20,2%), mentre risultano in calo Biella (-15,6%) e Novara (-24,4%). Con 39.023.122 ore di cassa integrazione, il capoluogo piemontese si conferma anche nel 2025 la provincia più cassaintegrata d’Italia, davanti a Napoli e Brescia, un primato che mette in evidenza la persistente fragilità del principale polo industriale piemontese.
A commentare i dati è il segretario generale della Uil Piemonte, Gianni Cortese, che lancia un allarme sulle prospettive occupazionali: «I dati relativi alla cassa integrazione, letti insieme ad altri indicatori economici, confermano le difficoltà attraversate nel 2025 dalla nostra regione. Preoccupa il numero di lavoratori che rischiano di ingrossare le fila dei disoccupati a causa di crisi aziendali, dell’esaurimento degli ammortizzatori sociali e delle difficoltà sempre maggiori nel raggiungere la pensione». Secondo il sindacato, il quadro potrebbe peggiorare ulteriormente nel 2026, quando – salvo proroghe – si concluderanno i progetti del Pnrr, che finora hanno contribuito a sostenere la crescita e a evitare una fase recessiva più profonda.
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