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L'incontro

Costituzione e carcere, lezione di democrazia a Ciriè: quando i numeri sfidano i principi

Le riflessioni dei ragazzi sulle fragilità del carcere e sulla sfida del reinserimento sociale, guidati dall'assegnista di ricerca socio-giuridica dell'Università di Torino

Costituzione e carcere, lezione di democrazia a Ciriè: quando i numeri sfidano i principi

Il percorso educativo delle classi quinte di Ciriè ha trovato il suo compimento lunedì 9 febbraio, presso il Centro socioculturale, con un incontro intitolato “La Costituzione e il carcere”. Un laboratorio civico che ha messo a confronto i principi ideali della nostra Carta con la realtà, spesso durissima, del sistema penitenziario italiano.

A guidare i ragazzi in questo viaggio è stata Perla Arianna Allegri, assegnista di ricerca in Filosofia del Diritto presso l’Università di Torino e membro dell'Osservatorio nazionale di Antigone. La sua esperienza sul campo ha permesso di analizzare il divario tra ciò che lo Stato promette e ciò che il carcere, oggi, riesce effettivamente a offrire.

Il cardine della discussione è stato l’articolo 27 della Costituzione che stabilisce come la pena non debba mai consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debba tendere alla rieducazione del condannato. Allegri ha spiegato che, in una democrazia matura, il carcere dovrebbe essere uno spazio di istruzione, lavoro e cultura, strumenti essenziali per evitare che chi ha sbagliato torni a delinquere una volta libero.

Tuttavia, il confronto con i numeri attuali ha mostrato una realtà ben diversa: la capienza è di poco più di 51.000 posti disponibili ma la popolazione detenuta è di oltre 63.000 persone. In un contesto dove lo spazio vitale è ridotto oltre il limite, la missione rieducativa rischia di restare sulla carta, schiacciata dall'emergenza quotidiana.

L'incontro ha acceso un riflettore sulle categorie più vulnerabili all'interno delle carceri: gli stranieri, le donne e i minori. Si è discusso del disagio psicologico, evidenziando come l'ambiente carcerario sia spesso teatro di eventi tragici come i suicidi tra i detenuti, che registrano frequenze drasticamente superiori rispetto alla società esterna.

Un passaggio fondamentale ha riguardato la sentenza n. 10 della Corte Costituzionale del 2024. Questa storica pronuncia ha riconosciuto il diritto all’affettività e ai colloqui intimi senza controllo a vista come parte integrante della dignità umana. La Consulta ha ribadito che la privazione della libertà non può comportare la privazione della dimensione relazionale e affettiva del detenuto.

Gli studenti delle quinte hanno partecipato attivamente, ponendo domande sul confine tra sicurezza e diritti e sul senso profondo della punizione. Il dibattito ha messo in luce come il tema della detenzione, solo in apparenza distante, influenzi la qualità della convivenza civile di tutti.

Il messaggio finale è stato un invito alla coerenza: finché il sistema penitenziario non riuscirà a garantire dignità e percorsi di riscatto, l'obiettivo costituzionale resterà incompiuto.

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