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Rinasce il cinema Arlecchino di corso Sommelier: sarà il nuovo teatro della Fondazione Egri per la Danza

A dare la notizia Susanna Egri in persona: i lavori inizieranno in questi giorni

Cinema Arlecchino

Il Cinema Arlecchino e Susanna Egri

Nel 2023 fu addirittura oggetto di un'interpellanza comunale del capogruppo del M5s, Andrea Russi, circa lo stato di abbandono in cui versava già da nove anni. Una condizione assurda, toccata a un luogo simbolo di Torino che ha intrattenuto intere generazioni. Si tratta dell'ex sala da ballo, poi divenuta cinema Arlecchino, di corso Sommelier angolo via San Secondo, per la quale il futuro sembrava ormai compromesso. A ribaltarne le sorti la signora della danza Susanna Egri, che dall'alto della sua esperienza e grazie alla sua Fondazione per la Danza, si è presa a cuore il destino dell'ex Arlecchino per farlo, finalmente, rinascere. La loro sarà una fusione importante tutta nel segno della migliore tradizione culturale torinese.

I lavori inizieranno tra breve e presto l'Arlecchino rinascerà come il teatro della Fondazione Egri per la Danza creata dalla ballerina e coreografa che il 18 febbraio prossimo festeggerà i suoi splendidi cento anni. Al suo fianco, come sempre, Raphael Bianco, il coreografo che più di ogni altro ne porterà avanti l'eredità artistica.

"Il Comune di Torino non mi ha mai dato un teatro - ha spiegato Susanna Egri ospite questa mattina negli studi Rai di via Verdi in occasione della presentazione del docufilm a lei dedicato - adesso, finalmente, la mia Fondazione avrà la sua casa".

Un po' di storia

Il cinema Imperiale, oggi Arlecchino, occupava tre locali al piano terreno dello stabile in corso Germano Sommeiller 22, angolo via San Secondo. Durante il secondo conflitto mondiale, venne danneggiato dai bombardamenti del 18 novembre 1942 e del 13 luglio 1943. Nel secondo dopoguerra, il locale prese il nome di "Arlecchino Danze", ospitando esibizioni canore e spettacoli di musica dal vivo. Fra di loro, si ricordano Peppino di Capri (1962), Tony Renis (1963) e Fred Bongusto (1963).

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