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Il caso
13 Febbraio 2026 - 16:10
L’annuncio dell’acquisizione dei Supermercati Borello da parte di Unes Maxi - insegna del gruppo lombardo Finiper Canova - non è del tutto passato inosservato. La storica catena di supermercati piemontese, presente con circa 800 dipendenti e una rete vasta di punti vendita anche nei piccoli Comuni, entra in una nuova fase della sua storia imprenditoriale. Sulla vicenda intervengono il consigliere regionale Alberto Avetta e la capogruppo del Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero, che hanno presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione Piemonte di aprire un confronto con la nuova proprietà lombarda.
«Auspichiamo che la società Unes Maxi, che ha acquisito i supermercati Borello, sappia dare continuità ad una storia imprenditoriale tipicamente piemontese, tutelando le prospettive contrattuali degli 800 dipendenti e la diffusione capillare dei punti vendita anche nei comuni più piccoli», dichiarano Avetta e Pentenero. Per i due esponenti, «l’impostazione commerciale che ha accompagnato il successo della catena Borello, con una rete commerciale capillare, attenta alle esigenze del territorio e in particolare dei piccoli Comuni, rappresenta un patrimonio rilevante che la Regione Piemonte deve saper tutelare».
Nell’interrogazione si chiede alla Giunta se abbia già preso o intenda prendere contatti con la nuova proprietà lombarda. Avetta e Pentenero sottolineano come Borello sia «un’impresa familiare che, partendo dal primo punto vendita di Gassino Torinese, ha costruito una realtà importante, passata nelle mani lombarde di un importante soggetto della grande distribuzione». Un’operazione che apre «nuovi scenari», ma che secondo i consiglieri non deve far venir meno lo “stile Borello”.
Per “stile Borello” si intende «una filosofia imprenditoriale improntata a supermercati di prossimità, attenzione ai prodotti di qualità e in particolare a quelli locali, un dialogo diretto con gli amministratori del territorio per i quali i punti vendita Borello non sono semplici supermercati ma preziosi presìdi comunitari». Da qui la richiesta di attivare «da subito un canale istituzionale di confronto con la nuova proprietà lombarda e con le sigle sindacali per rassicurare i dipendenti e le amministrazioni locali interessate, e per sviluppare al meglio anche le opportunità offerte dal cambio di proprietà».
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