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Api in crisi Piemonte
13 Febbraio 2026 - 15:30
Immagine di repertorio
In Piemonte in otto anni sarebbero “sparite” quasi 35 mila colonie di api, con una perdita stimata di 50 milioni di euro di valore ecosistemico. A diffondere i dati è Aspromiele, associazione di produttori, che richiama il censimento nazionale degli alveari. La regione resta la prima in Italia per apicoltura, ma nel 2025 gli apicoltori censiti risultano 7.119 ( 52 in meno rispetto al 2024) e le colonie totali 215.564, in calo di 5.642 sull’anno precedente (un alveare può contenere più colonie).
Secondo Luca Allais, coordinatore dei tecnici di Aspromiele Piemonte, il contributo ambientale medio attribuito a un alveare è stimato in 1.500 euro, calcolo riferito alle sole colture agricole e quindi considerato prudenziale; il valore complessivo del settore, in una stima più ampia, potrebbe arrivare a 300 milioni.
Tra 2017 e 2025, in base ad analisi citate del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, il comparto sarebbe stato penalizzato dall’aumento dei costi di produzione, collegato a cambiamenti climatici, presenza di sostanze tossiche nell’ambiente, diffusione di parassiti e patogeni, oltre a dinamiche di concorrenza sleale nel mercato dei prodotti dell’alveare. Allais indica costi annui stimati tra 180 e 600 euro per alveare; per coprirli, ogni alveare dovrebbe produrre circa 30 kg di miele, mentre in molte situazioni la produzione non supererebbe 10 kg.
Sul fronte ambientale, Aspromiele segnala analisi su campioni di polline con positività ad almeno un anticrittogamico in oltre il 70% dei casi, con presenza di insetticidi, fungicidi o diserbanti. Sul mercato, l’associazione richiama il tema delle importazioni a basso costo e delle miscele di mieli di diversa provenienza: l’indicazione delle origini in etichetta viene ritenuta un passo avanti, ma viene contestata l’assenza delle percentuali.
Tra le richieste avanzate alla Regione, Aspromiele indica semplificazioni amministrative e il rafforzamento di misure già attive, come il dispositivo H18, che sostiene chi pratica nomadismo su territori più vari. Per l’avvio del 2026, l’associazione segnala condizioni iniziali considerate favorevoli per le piogge, pur in un quadro definito instabile per il rischio di gelate e periodi siccitosi improvvisi.
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