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Gli Epstein Files
13 Febbraio 2026 - 13:50
Una frase asciutta, quasi disinvolta: "Puoi dirgli che siamo amici". È il 7 settembre 2017, una mail parte da Parigi: un collaboratore informa Jeffrey Epstein di aver appena lavorato con Lapo Elkann. La risposta del finanziere - allora da anni già condannato per crimini sessuali in America, poi morto in carcere - è un lampo del suo metodo: posizionarsi, insinuarsi, salire di un gradino nel gioco delle relazioni. È networking o è qualcos’altro? Gli archivi degli Epstein File, una mole di corrispondenze e appunti, restituiscono il ritratto di una caccia al potere metodica e predatoria, in cui i nomi degli Agnelli ed Elkann si affiancano, nelle agende e nelle conversazioni riportate da alcuni media, a quelli di Bill Clinton, Donald Trump, l’ex principe Andrea, Bill Gates, Elon Musk, Noam Chomsky, il miliardario francese Axel Dumas e persino Mick Jagger.
Subito una domanda tattica: "Come lo incontriamo? Sicuramente non tramite Edu". Il riferimento a "Eduardo Teodorani Fabbri" — che sarebbe stato presente anche al ranch di Epstein —, ossia il cugino degli Elkann, suggerisce canali intasati o rapporti in tensione. L’obiettivo resta avvicinare il vertice di Exor. Ma questo incontro, annotato come strategico, non sarebbe mai avvenuto.
"Un predatore finanziario" così è stato definito Epstein da Axel Dumas, miliardario ceo di Hermés, "per lui ero un bersaglio", uno dei tanti che il finanziere americano aveva cercato inutilmente di agganciare.
Lapo Elkann: il biglietto da visita nei salotti
Con Lapo Elkann, l’approccio è più diretto, quasi automatico, riporta il quotidiano La Sicilia: il suo nome serve a Epstein per accreditarsi. Tra le carte spunta, a gennaio 2014, l’invito che l’assistente Lesley Groff inoltra al suo capo per un vernissage a Londra, alla galleria Robilant+Voena. L’evento, "The Italian", aveva Lapo tra i protagonisti e l’invito, aperto con "Dear Friend", segnala che il nome di Epstein figurava nelle liste PR che ruotavano intorno a quell’ambiente. All’epoca, il finanziere era già stato condannato per crimini sessuali negli Stati Uniti: la rispettabilità dei salotti culturali come schermo, la prossimità come obiettivo. Anche in questo caso, non risulta essere avvenuto l'incontro.
Cosa resta negli archivi: un metodo
Dalle carte non emerge se il contatto "targettizzato" con John Elkann si sia mai trasformato in incontro, né quanto fosse reale l’"amicizia" rivendicata con Lapo. Anzi, i dati a disposizione dicono l'esatto contrario. Resta, però, la prova del metodo: individuare il potere, studiarne varchi e debolezze, attivare ponti e intermediari — da Parigi a Londra, da Torino alle feste di St. Barths — e stringere, mail dopo mail, il cerchio dell’influenza.
Nei files ci sono tanti nomi di italiani, dalla politica fino all'attrice Pilar Fogliati. Un lungo elenco è stato diffuso su X - l'ex Twitter - dal "vero Avvocato del Diavolo", "The real Devil's Advocate", Giovanni Di Stefano. Quindi, Flavio Briatore, Dolce & Gabbana, lo scomparso Valentino Garavani, persino Silvio Berlusconi.
#JeffreyEpstein (INCLUSION DOES NOT IMPLY WRONGDOING) Italian Names in Epstein’s Records
— GIOVANNI DI STEFANO FRSA (@DEVILSADVOKAT) September 23, 2025
Fashion / Business
Flavio Briatore — Businessman, former Formula 1 team manager; listed in contact book.
Diego Della Valle — CEO of Tod’s; appears in contact listings.
Stefano Gabbana —…
È un manuale di prossimità al potere, fatto di inviti che aprono porte e di frasi che suonano come chiavi. E una domanda, inevitabile: quante volte, in quelle liste, bastava dirsi "amici" per apparire tali?
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