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Riccardo Muti fa poker al Teatro Regio: "Ecco perché mi piace tornare qui. E sulla Venezi dico..."

Dal 24 febbraio il maestro napoletano dirige il "Macbeth" di Verdi per la regia della figlia Chiara

Riccardo Muti fa poker al Teatro Regio: "Ecco perché mi piace tornare qui. E sulla Venezi dico..."

Il maestro Riccardo Muti

«Troppe scritte sui muri, troppo cioccolato, e a quello è difficile resistere, ma qui a Torino torno sempre volentieri perché - spiega Muti - la prima esperienza è stata molto positiva, questo teatro (il Regio, ndr.) è ben guidato, l’orchestra è buona, il personale ha una gentilezza “piemontese”». E aggiunge: «Io ormai dirigo nel mondo solo tre o quattro orchestre, a Londra, Berlino, Chicago e in Italia l’Orchestra Cherubini. Non ho più bisogno di fare carriera per cui se faccio questi complimenti è perché sono veri». Riccardo Muti torna per la quarta volta in cinque anni sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio e lo farà dal 24 febbraio al 7 marzo (l’Anteprima Giovani è oggi) per dirigere il “Macbeth” di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti del 1847 su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dall’omonima tragedia di William Shakespeare.

Torna con la figlia Chiara Muti che firma il nuovo allestimento di questa coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, «perché mia figlia è una bravissima regista, ha studiato con Strehler, ha studiato musica, danza. Il nostro è un rapporto tra direttore d’orchestra e regista, non tra padre e figlia». Torna con quest’opera di Verdi che ha diretto e affinato da cinquant’anni scoprendone ogni volta aspetti nuovi, «perché Verdi è un pozzo senza fine. Prima di ritornare ho studiato ex novo la partitura». E poi «perché a Verdi e Mozart ho dedicato la mia vita; il recitativo di Verdi deriva da quello di Mozart, il quale a sua volta si rifà alla scuola napoletana. Io ho sempre combattuto affinché l’opera italiana sia considerata non come piacevole intrattenimento ma come forma di arte di altissima fattura e noi dobbiamo essere custodi del nostro patrimonio».

Così il maestro napoletano alla presentazione del “Macbeth”. Tutte, naturalmente, sold out le sei recite in programma che vedranno protagonista nel ruolo del titolo il baritono Luca Micheletti, affiancato dal soprano Lidia Fridman nelle vesti di Lady Macbeth. Completano il cast il tenore Giovanni Sala, Maharram Huseynov, mentre il Coro del Regio è istruito da Piero Monti. Nel raccontare la sanguinosa ascesa al trono di Scozia del generale Macbeth, che uccide il re Duncan per usurparne il trono, istigato in questo dalla moglie e dalla profezia delle streghe, la regista ha lavorato soprattutto sulla parola, sui caratteri. «L’opera di Verdi è rivoluzionaria - afferma Chiara - , lui chiedeva che i suoni e l’impostazione del canto fossero più legati alla prosa. Diceva: devo servire più il poeta che il maestro».

Un attesissimo appuntamento quello di Muti al Regio. «Lavorare con lei - ha detto il sovrintendente Mathieu Jouvin rivolgendosi al maestro - ci rende tutti migliori». La promessa del maestro «se la salute me lo consente» chiosa, è di tornare ancora. E con un Muti come sempre simpatico e ciarliero non poteva mancare, da parte dei giornalisti, una domanda sulla Venezi. «Non do giudizi, - ha risposto -, perché non l’ho mai vista dirigere e anche se l’avessi vista non farei commenti. Lasciatela dirigere e poi orchestre varie e cori vari daranno le loro opinioni».

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