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Vendere online i regali indesiderati: quando è lecito e quando si rischiano sanzioni

Rivendere online non è illegale, ma se l’attività diventa abituale possono scattare controlli fiscali e conseguenze penali

Vendere online i regali indesiderati: quando è lecito e quando si rischiano sanzioni

Dopo le feste capita a molti di ritrovarsi con regali poco graditi: un maglione dal colore discutibile, un profumo mai usato, un doppione destinato a restare in fondo a un cassetto. Sempre più spesso la soluzione è metterli in vendita su piattaforme online come Vinted, eBay o Subito. Ma fino a che punto questa pratica è consentita dalla legge?

La rivendita occasionale di oggetti ricevuti in regalo non costituisce di per sé un illecito. Il confine con l’illegalità, però, può diventare sottile quando l’attività smette di essere sporadica e assume i contorni di un vero e proprio commercio. In questi casi, infatti, l’Agenzia delle Entrate può considerare il venditore come un soggetto che svolge un’attività commerciale a tutti gli effetti, con conseguente obbligo di apertura della partita Iva e di dichiarazione dei redditi.

Il rischio non dipende tanto dalla piattaforma utilizzata, quanto dalle modalità della vendita: un flusso costante di incassi, inserzioni frequenti e ben curate, prezzi competitivi e presenza continuativa nel tempo possono far scattare i controlli fiscali.

Le conseguenze sono soprattutto di natura economica. In caso di mancata apertura della partita Iva, l’Agenzia delle Entrate può applicare sanzioni che arrivano fino a 2.000 euro. Se, invece, non vengono dichiarati i redditi derivanti dalle vendite, la sanzione amministrativa può raggiungere il 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro.

Nei casi più gravi si può entrare anche nell’ambito penale. L’omessa dichiarazione dei redditi, se supera determinate soglie, può comportare una pena detentiva da 2 a 5 anni. Per quanto riguarda l’Iva non versata, la soglia di punibilità è fissata intorno ai 250 mila euro.

Quindi, si può dire che non esiste un numero preciso di oggetti venduti o una cifra di guadagno che faccia automaticamente scattare l’irregolarità.

Non serve avere un marchio, un sito web o un magazzino per essere considerati venditori abituali. Anche senza una struttura organizzata, vendite ripetute e continuative possono essere sufficienti a configurare un’attività commerciale non dichiarata.

Chi si limita a vendere qualche regalo indesiderato tra dicembre e gennaio, senza utilizzare le piattaforme per il resto dell’anno, difficilmente finirà nel mirino del fisco. L’importante è non trasformare una soluzione occasionale in una fonte stabile di reddito non dichiarata.

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