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Leggende del Piemonte
08 Gennaio 2026 - 22:20
Tra le dolci colline del Piemonte, Lerma si distingue non solo per il suo fascino storico e paesaggistico, ma anche per una leggenda oscura che ha attraversato secoli: quella degli Ungumani, creature mostruose che, secondo il folclore locale, abiterebbero la Rocca di Lerma.
“Laggiù ci sono i Mostri, la Rocca è casa loro. Se non li sfameremo, pian piano saliranno… e ci mangeranno.”
Questo antico detto piemontese non è solo un ammonimento per chi vive ai piedi della Rocca, ma un monito che racconta di un territorio sospeso tra realtà e mito, dove le acque tranquille del Torrente Piota e l’antico ricetto del castello fanno da sfondo a storie di paura e mistero.
Gli Ungumani, secondo la tradizione, sono mostri dall’aspetto ibrido tra uomo e cinghiale. Non solo spaventano con la loro immagine, ma anche con il comportamento: creature antropofaghe che popolano i boschi più remoti della Rocca, pronte a punire chi osa disturbare il loro regno.
La storia degli Ungumani affonda le radici nel Medioevo. Gli abitanti di Lerma, nel tentativo di liberarsi dai pensieri negativi, salivano sulla cima della Rocca e gettavano le loro cattive intenzioni tra alberi contorti e rocce frastagliate. Secondo la leggenda, queste energie oscure si unirono fino a dare vita a mostri dotati di una forza incredibile. La riproduzione degli Ungumani, si dice, avviene come quella delle libellule: emergono dai loro involucri diventando creature più grandi e potenti.
Sebbene la leggenda servisse principalmente a spaventare i bambini e a tenere lontani i curiosi dai dirupi pericolosi, ci sono racconti che aggiungono un alone di inquietante realtà: un bambino sparì misteriosamente e si sospettò che fosse stato catturato dagli Ungumani. Negli anni ’90, una giovane donna raccontò di essere stata aggressata da un essere con testa di cinghiale mentre nuotava nel Torrente Piota, confermando che il mito continua a inquietare gli abitanti.
Il proverbiale ammonimento “Se non li sfameremo, pian piano saliranno… e ci mangeranno” ha anche un significato simbolico. Gli abitanti, infatti, “sfamavano” gli Ungumani liberandosi dei loro pensieri malvagi, in un rito di purificazione che avrebbe placato le creature della Rocca, proteggendo il paese dall’oscurità.
Ma Lerma non è fatta solo di mostri. La leggenda parla anche di un tesoro nascosto: tre rose d’oro tempestati di rubini, custodite in uno scrigno di cristallo e appartenenti a Isabella Corvalan, dama di corte della regina di Castiglia. Ricevuto da cavalieri genovesi come dono prezioso, lo scrigno venne nascosto nel territorio di Lerma, e la sua posizione rimane un mistero ancora oggi.
Chi visita Lerma non può fare a meno di percepire l’atmosfera unica del luogo: tra boschi silenziosi, sentieri antichi e il fascino della Rocca, storia e leggenda si intrecciano. Gli Ungumani e il tesoro nascosto sono un richiamo irresistibile per chi ama il mistero, le storie di mostri e le leggende che attraversano i secoli.
In Piemonte, Lerma resta una meta perfetta per chi cerca avventura, storia e un pizzico di brivido, dove ogni angolo potrebbe raccontare una storia antica e ogni ombra potrebbe nascondere un Ungumano.
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