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Volontariato
11 Gennaio 2026 - 15:00
Non è solo una questione di cuore: aiutare gli altri potrebbe essere anche una strategia per mantenere il cervello in forma. Lo suggerisce un nuovo studio condotto dall’Università del Texas di Austin e dall’Università del Massachusetts di Boston, che ha analizzato i dati di oltre 30.000 persone con più di 50 anni. I risultati indicano che dedicarsi ad attività di volontariato o semplicemente aiutare amici, vicini o familiari potrebbe ridurre il declino cognitivo legato all’età di circa il 15-20%.
I ricercatori hanno esaminato i dati dell’Health and Retirement Study, monitorando l’andamento cognitivo dei partecipanti per oltre vent’anni, a partire dal 1998. Hanno confrontato il declino cognitivo con le abitudini di supporto verso gli altri, prendendo in considerazione sia forme organizzate di aiuto, come il volontariato, sia gesti quotidiani e individuali.
I risultati sono chiari: chi dedica anche solo due-quattro ore a settimana ad aiutare gli altri mostra un rallentamento significativo del declino cognitivo. Al contrario, chi interrompe completamente questo tipo di attività rischia un peggioramento della funzione cerebrale.
“Questi risultati sottolineano quanto sia importante mantenere gli anziani impegnati in attività di supporto sociale, anche con pochi impegni settimanali, adottando eventuali strumenti di supporto e organizzazione adeguati”, spiega il professor Sae Hwang Han, a capo dello studio.
La ricerca assume particolare rilevanza se si considerano le proiezioni sull’aumento dei casi di demenza nel mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi circa 55 milioni di persone convivono con la demenza, nella maggior parte dei casi causata dall’Alzheimer. Entro il 2050, il numero potrebbe quasi triplicare, raggiungendo i 139 milioni.
Mantenere uno stile di vita attivo e orientato al supporto degli altri non è quindi solo un gesto di altruismo: può diventare un vero e proprio alleato della salute cerebrale.
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