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La scoperta
30 Gennaio 2026 - 19:30
Sotto l’arcipelago delle Bermuda, situato nell’Atlantico settentrionale, il mantello terrestre cela un segreto geologico che sfida le leggi naturali applicate alla maggior parte delle isole vulcaniche. I ricercatori hanno individuato una struttura rocciosa anomala, caratterizzata da una bassa densità e uno spessore che supera i 20 chilometri, la quale funge da vero e proprio cuscinetto idrostatico. Questa massa invisibile è il motivo per cui le isole continuano a svettare sopra il livello del mare, nonostante l’attività vulcanica che le ha generate sia cessata da milioni di anni. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, risolve un enigma che ha interrogato a lungo la comunità scientifica, in un’area già ammantata dal mito del celebre Triangolo.
Solitamente, le isole che nascono lontano dai margini delle placche tettoniche traggono origine dai cosiddetti "pennacchi" (plumes): colonne di materiale magmatico caldo che risalgono dal mantello profondo. Questa risalita provoca un rigonfiamento della crosta e alimenta vulcani sottomarini che, accumulando strati di lava, emergono infine come isole.
Tuttavia, le placche litosferiche sono in costante movimento sopra questi pennacchi. Quando la placca trasporta l'isola lontano dalla sorgente di calore, l'attività vulcanica si esaurisce e il fondale oceanico, raffreddandosi, tende naturalmente a sprofondare per isostasia, trascinando con sé l'isola ormai spenta. Questo è ciò che accade, ad esempio, alle Hawaii, dove le isole più antiche diventano gradualmente montagne sottomarine.
Le Bermuda rappresentano l'eccezione alla regola. Sebbene il magma del mantello non le alimenti più da circa 31 milioni di anni, l'arcipelago non è mai sprofondato negli abissi. Lo studio statunitense ha chiarito che a mantenerle in superficie è una colossale massa rocciosa di 21 km di spessore, incastonata nel mantello litosferico proprio sotto la crosta oceanica in corrispondenza delle isole.
L'individuazione di questa massa rocciosa sotterranea è stata possibile grazie all'analisi dei dati sismici. I ricercatori hanno sfruttato una stazione sismica installata sull'arcipelago per registrare le onde generate da centinaia di terremoti di forte intensità avvenuti in tutto il mondo. Poiché le onde sismiche viaggiano a velocità differenti a seconda della densità e della composizione dei materiali che attraversano, gli scienziati sono riusciti a mappare l'interno della Terra sotto le Bermuda come se stessero effettuando un'ecografia del pianeta.
La teoria formulata è che tale struttura sia composta da magma antico che, milioni di anni fa, non riuscì a raggiungere la superficie per eruttare sul fondale. Questo materiale si è solidificato appena sotto la crosta, tra il mantello e la superficie di separazione, creando una riserva di rocce capace di esercitare la pressione necessaria a mantenere l'arcipelago emerso.
Sebbene quello delle Bermuda sia il primo caso documentato con tale precisione, gli scienziati ipotizzano che nel resto degli oceani possano trovarsi altre strutture analoghe ancora da scoprire, capaci di riscrivere la storia dell'evoluzione dei fondali terrestri.
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