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Anniversari
03 Febbraio 2026 - 16:00
Il 3 febbraio 1966 segna un momento fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale: il lander sovietico Luna 9 riuscì a compiere il primo atterraggio morbido sulla Luna, inviando a Terra le prime immagini del suolo di un altro pianeta.
Questa missione faceva parte del programma Luna, avviato dall’Unione Sovietica nel 1959, che fino ad allora aveva subito diversi fallimenti. Il veicolo fu lanciato il 31 gennaio 1966 tramite un razzo Molniya-M dal sito di Tyuratam, in Kazakhstan. Dopo quasi tre giorni di viaggio, il 3 febbraio, il lander accese i motori principali a 75 km dalla superficie lunare, riducendo la velocità di discesa. Poco dopo, questi motori si spensero a 150 metri dal suolo, lasciando la fase finale ai quattro propulsori secondari.
Quando mancavano circa 50 metri, il lander sferico si staccò dal veicolo principale e compì il primo atterraggio morbido nella regione chiamata Oceano delle Tempeste. Dopo alcuni rimbalzi, il lander si stabilizzò definitivamente e aprì i suoi quattro “petali”, sollevando la cupola centrale con tutti gli strumenti.
Chiamato Automatic Lunar Station (ALS), il lander aveva un diametro di 58 cm e un contenitore ermetico che includeva radio, batterie, un sistema di controllo termico e un rilevatore di radiazioni. Le antenne, montate sui petali, inviarono i dati alla Terra mentre la telecamera iniziava a scattare le prime foto lunari.
Le prime immagini, ricevute il 4 febbraio dagli astronomi dell’osservatorio di Jodrell Bank in Inghilterra, erano poco definite. Solo il giorno successivo i sovietici diffusero fotografie di alta qualità, mostrando un terreno pianeggiante e dettagliando crateri e rocce grazie alle diverse posizioni delle ombre. In sei giorni, il lander trasmise complessivamente 40 immagini, permettendo ai ricercatori di ricostruire il paesaggio lunare in dettaglio.
Quell’impresa rappresentò un traguardo storico: per la prima volta l’umanità osservava la superficie di un altro mondo con i propri occhi, aprendo la strada a tutte le future missioni spaziali.
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