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Il caso
05 Febbraio 2026 - 17:00
Il format Falsissimo ha visto scomparire, uno dopo l’altro, i propri contenuti dagli spazi digitali ufficiali in cui veniva distribuito. Niente più video lunghi su YouTube, eliminati i reel su Instagram, cancellati i rimandi a quello che, per mesi, è stato un vero e proprio ecosistema mediatico ruotante attorno a Fabrizio Corona.
Alla base dell’oscuramento ci sono indagini in corso e ripetute violazioni delle norme di community, che hanno spinto piattaforme come Meta e Google a intervenire direttamente sugli account riconducibili a Corona. Una dinamica già vista in passato anche in altri casi italiani. Ma il punto oggi non è perché quei contenuti siano stati rimossi. È dove continuano a circolare.
Basta una ricerca veloce su TikTok per trovare centinaia di video legati a Falsissimo. Non semplici estratti o clip brevi, ma puntate intere, spezzettate in microparti e caricate in sequenza su più profili.
Una strategia ormai consolidata sulla piattaforma: si divide un contenuto lungo in decine di video da scorrere, aggirando di fatto sia il copyright sia i sistemi di moderazione automatica.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di account ufficiali né, apparentemente, direttamente collegati a Corona. Sono canali terzi che si appropriano di contenuti altrui e li rimettono in circolo senza autorizzazione.
La gestione del copyright su TikTok resta uno dei problemi più evidenti della piattaforma. Fino a poco tempo fa, non era raro imbattersi in film caricati per intero, scena dopo scena. Oggi il fenomeno riguarda soprattutto video YouTube, programmi televisivi e format digitali di successo. Una pratica talmente diffusa che persino account ufficiali la stanno adottando: il profilo TikTok del franchise di Harry Potter, ad esempio, pubblica scene complete dei film, divise in più parti.
La tolleranza della piattaforma resta ampia, e questo permette a molti account di continuare indisturbati.
TikTok non paga questi creator per i video caricati. Il guadagno è altrove e riguarda follower e like, crescita rapida dell’account e possibilità di monetizzare indirettamente.
Una volta costruita una base solida, quegli stessi profili possono essere usati per promuovere prodotti, spingere il TikTok Shop, piazzare annunci truffa o addirittura essere rivenduti a chi cerca visibilità immediata.
Il risultato è evidente: mentre Meta e Google hanno rimosso i contenuti di Fabrizio Corona, TikTok continua a ospitarli senza particolari difficoltà.
Al netto del personaggio, il problema è più ampio e strutturale: nemmeno l’intervento diretto delle principali piattaforme riesce davvero a fermare la circolazione di un contenuto una volta che entra nell’ecosistema del web.
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