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TFR 2026, cambiano le regole: meno tempo per decidere e più fondi privati

Dai 60 giorni al silenzio assenso, fino ai nuovi obblighi per le aziende: cosa prevede la circolare Inps

TFR 2026, cambiano le regole: meno tempo per decidere e più fondi privati

Dal 2026 il Trattamento di fine rapporto cambia volto. Le nuove regole riducono i tempi di scelta per i lavoratori, rafforzano il meccanismo del silenzio assenso e ampliano il numero di aziende obbligate a versare il TFR al Fondo di Tesoreria dell’INPS. A chiarire il quadro è una circolare dell’Istituto, che dettaglia cosa succede sia per i dipendenti sia per le imprese.

La novità più immediata riguarda i nuovi assunti. Dal 2026 non ci saranno più sei mesi di tempo per decidere dove destinare il proprio TFR, ma soltanto 60 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro.

La scelta resta la stessa: lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione complementare privato. Cambia però l’effetto della mancata decisione. Se il lavoratore non esprime una preferenza esplicita entro i due mesi, scatta automaticamente il silenzio assenso e il TFR confluisce nei fondi pensione privati.

In pratica, chi vuole mantenere il TFR in azienda dovrà comunicarlo chiaramente. In caso contrario, le somme verranno investite nella previdenza complementare, con l’obiettivo di integrare in futuro la pensione pubblica.

Lasciare il TFR in azienda garantisce una disponibilità più rapida alla fine del rapporto di lavoro; i fondi pensione, invece, offrono vantaggi fiscali e potenzialmente una rendita più elevata. Una scelta che richiede attenzione e valutazioni personali.

Più aziende obbligate al Fondo Tesoreria Inps

La seconda grande novità riguarda le imprese. La legge di bilancio 2026 ha ampliato la platea delle aziende che devono versare il TFR dei dipendenti al Fondo di Tesoreria Inps, quando questi non aderiscono ai fondi pensione privati.

Già dal 2026 l’obbligo scatta per le aziende che, in media nel 2025, hanno superato i 60 dipendenti. Non conta più solo la dimensione iniziale dell’impresa: ora rientrano anche quelle che superano la soglia negli anni successivi.

Il calcolo avviene sulla base dell’attività effettiva dell’azienda, escludendo periodi come la cassa integrazione. Vengono considerati tutti i lavoratori subordinati, a tempo determinato o indeterminato, compresi i part-time, che però pesano in proporzione alle ore lavorate.

La soglia non resterà fissa. Nel 2026 e 2027 il limite è di 60 dipendenti, ma dal 2028 al 2031 scenderà a 50. Dal 2032, invece, basteranno 40 dipendenti di media per far scattare l’obbligo di versamento al Fondo Inps.

Le nuove regole coinvolgono la maggior parte dei datori di lavoro: aziende private, enti pubblici economici e organismi pubblici privatizzati. Restano esclusi i datori di lavoro domestico.

Il cambiamento non riguarda solo i nuovi contratti. Anche i dipendenti già in forza sono coinvolti: se il loro TFR è lasciato in azienda e l’impresa rientra nei nuovi requisiti dimensionali, il TFR verrà trasferito al Fondo di Tesoreria Inps. Chi ha già scelto un fondo pensione, invece, non subirà variazioni.

Dal punto di vista fiscale, per i lavoratori non cambia nulla. A cambiare è soprattutto la situazione delle imprese, che avranno meno liquidità disponibile.

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