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L'esibizione
10 Febbraio 2026 - 11:44
Lo show dell'intervallo del Super Bowl 2026, l’evento sportivo e mediatico più atteso dell’anno, si è trasformato nell’arena di un durissimo scontro politico e culturale. Al centro della tempesta ci sono il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la superstar portoricana Bad Bunny. Se da un lato l'artista ha incantato oltre 190 milioni di spettatori con una performance intrisa di orgoglio latino, dall'altro il Presidente non ha perso tempo per scagliarsi contro la scelta della NFL, definendo lo spettacolo un vero e proprio affronto ai valori nazionali.
Pochi istanti dopo la conclusione dell'halftime show, andato in scena nella cornice del Levi’s Stadium di San Francisco, Donald Trump ha affidato ai social il suo durissimo sfogo. In un lungo post pubblicato sulla piattaforma Truth, il Presidente ha bollato l'esibizione come "una delle peggiori della storia", sostenendo che non rifletta gli standard di eccellenza e creatività propri degli Stati Uniti.
Trump si è scagliato in particolare contro la scelta linguistica e lo stile coreografico dello show: «Nessuno è in grado di capire una sola parola di quello che dice», ha scritto il Presidente riferendosi all'uso dello spagnolo, aggiungendo che le danze messe in scena sarebbero «disgustose», specialmente per il pubblico dei più piccoli. Secondo la Casa Bianca, lo spettacolo avrebbe rappresentato una mancanza di rispetto verso la grandezza americana.
Bad Bunny, da sempre critico verso le politiche migratorie dell'amministrazione Trump, ha scelto di non rispondere a parole, ma di lasciar parlare la propria arte. Lo show è stato un tributo visivo e sonoro a Porto Rico, ricostruito simbolicamente sul prato dello stadio attraverso scenografie ed elementi iconografici. Al suo fianco, per rendere ancora più potente il messaggio, sono apparse icone del calibro di Lady Gaga e Ricky Martin.
Il momento più carico di significato è arrivato nel finale, quando l'artista ha sollevato un pallone da football con l'inequivocabile scritta “Together We Are America” (Insieme siamo l'America), mentre sui maxischermi appariva il monito: «La sola cosa più potente dell’odio è l’amore». Una risposta silenziosa ma tonante alle polemiche che lo avevano accompagnato nelle settimane precedenti.
La tensione tra il cantante e la presidenza era già alta. Solo pochi giorni prima, il 1° febbraio, Bad Bunny aveva riscritto la storia della musica ai Grammy Awards, trionfando nella categoria Album of the Year con il disco "Debí Tirar Más Fotos". Si è trattato del primo album interamente in spagnolo a ottenere il massimo riconoscimento della Recording Academy.
In quell'occasione, durante il discorso di accettazione, l'artista aveva lanciato un attacco frontale all'ICE (l'agenzia per l'immigrazione e le dogane), dichiarando: «Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani». Parole che avevano già innescato la reazione di Trump, il quale lo aveva accusato di "odiare il Paese" e di mancare di rispetto ai confini nazionali.
Nonostante le critiche feroci arrivate dalla politica, Bad Bunny ha dimostrato di avere dalla sua parte i numeri e il consenso popolare. La scelta della NFL e di Roc Nation di affidargli l'intervallo è stata una scommessa vinta in termini di audience, con quasi 200 milioni di persone sintonizzate. Lo scontro con Trump sembra dunque destinato a proseguire, segnando un solco profondo tra due visioni opposte dell'identità americana in questo 2026.
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