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San Valentino, perché proprio Cupido? Ecco da dove nasce il simbolo dell’amore

Dal mito romano ai biglietti romantici: come il dio con arco e frecce è diventato l’icona del 14 febbraio

San Valentino, perché proprio Cupido? Ecco da dove nasce il simbolo dell’amore

Ogni 14 febbraio torna puntuale lui: Cupido, con arco, frecce e ali spiegate. Ma perché proprio questa figura è diventata il simbolo universale di San Valentino?

Nella mitologia romana, Cupido è il dio dell’amore, figlio di Mercurio, messaggero degli dèi, e di Venere, dea della bellezza e dei sentimenti. La leggenda racconta che fosse capace di scoccare frecce magiche dalla punta d’oro: chi veniva colpito si innamorava perdutamente, divinità o essere umano che fosse. Un potere capace di accendere passioni intense, non sempre semplici da gestire.

L’immagine più diffusa lo rappresenta come un bambino alato, con arco dorato e faretra. Spesso il suo volto viene sostituito dal simbolo del cuore trafitto da una freccia, diventato nel tempo uno degli emblemi più riconoscibili dell’amore romantico. Eppure, nelle versioni più antiche, Cupido non era un tenero cherubino, ma una figura più maliziosa, capace di scombinare destini e relazioni.

La trasformazione in icona romantica avviene tra il XIV e il XVII secolo, quando pittori e artisti iniziano a raffigurarlo come un piccolo angelo. Questa versione più dolce e innocente prende piede anche nelle cartoline di San Valentino alla fine dell’Ottocento. La consacrazione definitiva arriva nel 1916, quando Hallmark avvia la produzione industriale di biglietti per la festa degli innamorati: da quel momento, l’immagine di Cupido diventa un classico del 14 febbraio.

Così, da divinità capricciosa dell’antichità a simbolo pop del romanticismo moderno, Cupido continua a vegliare sugli innamorati, armato delle sue frecce invisibili.

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