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Salute e prevenzione

Quest’anno l’allergia durerà di più: colpa della luce delle città

Lampioni e luci notturne allungheranno la stagione dei pollini fino a 300 giorni

Quest’anno l’allergia durerà di più: colpa della luce delle città

Uno studio recente pubblicato su PNAS Nexus mette in luce un fenomeno sorprendente: la luce artificiale notturna potrebbe anticipare e prolungare la fioritura delle piante, estendendo così la stagione dei pollini e incrementando i periodi in cui compaiono i sintomi allergici.

Allergie più lunghe grazie all’illuminazione urbana

Secondo i ricercatori, nelle aree con più illuminazione artificiale, i soggetti allergici possono soffrire di disturbi respiratori per quasi tutto l’anno, fino a 300 giorni. Lampioni, insegne luminose e luci di edifici o parcheggi non solo abbelliscono le città, ma possono anche modificare i ritmi biologici delle piante, inducendo una fioritura precoce e una produzione di polline più lunga del normale.

Per chi soffre di rinite allergica o altre allergie respiratorie, questo si traduce in congestione nasale, starnuti ripetuti e irritazione delle vie respiratorie, con un impatto evidente sulla qualità della vita.

Dati satellitari alla base della scoperta

Lo studio ha sfruttato i dati del satellite Black Marble della NASA, che mappa la luce artificiale notturna, incrociandoli con le concentrazioni atmosferiche di polline e parametri climatici come temperatura e precipitazioni. I risultati mostrano chiaramente che le piante esposte a livelli maggiori di luce artificiale fioriscono prima e producono polline più a lungo rispetto a quelle illuminate solo dal sole, allungando significativamente la stagione pollinica.

Come spiega Lin Meng, ricercatrice della Vanderbilt University, “la luce artificiale non sostituisce il sole, ma altera i ritmi naturali delle piante e le ‘confonde’, con effetti comparabili a quelli del riscaldamento globale”.

Zone urbane più a rischio

Analizzando dodici anni di dati (2012-2023) nelle città del Nord-Est degli Stati Uniti come New York, Boston e Philadelphia, i ricercatori hanno notato differenze marcate tra zone illuminate e meno illuminate:

  • Aree con scarsa illuminazione notturna: concentrazioni significative di polline per 170-210 giorni l’anno.

  • Aree con alta illuminazione: picchi di polline fino a 300 giorni l’anno, con giorni ad alta concentrazione che raggiungono il 27% della stagione pollinica, rispetto al 17% nelle zone più buie.

Implicazioni per la salute e possibili soluzioni

La luce artificiale notturna è un fattore ambientale ancora poco studiato, ma in rapida crescita nelle aree urbane. I ricercatori suggeriscono alcune strategie per limitare l’esposizione delle piante:

  • Riduzione dei livelli di illuminazione nelle città

  • Schermatura delle luci per evitare che colpiscano direttamente la vegetazione

  • Diminuzione della luce blu ad alta energia, particolarmente stimolante per la produzione di polline

“Gestire la luce artificiale notturna non è solo una questione di risparmio energetico, ma anche di salute pubblica”, concludono gli autori, evidenziando la necessità di ulteriori studi sui meccanismi biologici e ambientali coinvolti.

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