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Salute e prevenzione
26 Febbraio 2026 - 21:20
Uno studio recente pubblicato su PNAS Nexus mette in luce un fenomeno sorprendente: la luce artificiale notturna potrebbe anticipare e prolungare la fioritura delle piante, estendendo così la stagione dei pollini e incrementando i periodi in cui compaiono i sintomi allergici.
Secondo i ricercatori, nelle aree con più illuminazione artificiale, i soggetti allergici possono soffrire di disturbi respiratori per quasi tutto l’anno, fino a 300 giorni. Lampioni, insegne luminose e luci di edifici o parcheggi non solo abbelliscono le città, ma possono anche modificare i ritmi biologici delle piante, inducendo una fioritura precoce e una produzione di polline più lunga del normale.
Per chi soffre di rinite allergica o altre allergie respiratorie, questo si traduce in congestione nasale, starnuti ripetuti e irritazione delle vie respiratorie, con un impatto evidente sulla qualità della vita.
Lo studio ha sfruttato i dati del satellite Black Marble della NASA, che mappa la luce artificiale notturna, incrociandoli con le concentrazioni atmosferiche di polline e parametri climatici come temperatura e precipitazioni. I risultati mostrano chiaramente che le piante esposte a livelli maggiori di luce artificiale fioriscono prima e producono polline più a lungo rispetto a quelle illuminate solo dal sole, allungando significativamente la stagione pollinica.
Come spiega Lin Meng, ricercatrice della Vanderbilt University, “la luce artificiale non sostituisce il sole, ma altera i ritmi naturali delle piante e le ‘confonde’, con effetti comparabili a quelli del riscaldamento globale”.
Analizzando dodici anni di dati (2012-2023) nelle città del Nord-Est degli Stati Uniti come New York, Boston e Philadelphia, i ricercatori hanno notato differenze marcate tra zone illuminate e meno illuminate:
Aree con scarsa illuminazione notturna: concentrazioni significative di polline per 170-210 giorni l’anno.
Aree con alta illuminazione: picchi di polline fino a 300 giorni l’anno, con giorni ad alta concentrazione che raggiungono il 27% della stagione pollinica, rispetto al 17% nelle zone più buie.
La luce artificiale notturna è un fattore ambientale ancora poco studiato, ma in rapida crescita nelle aree urbane. I ricercatori suggeriscono alcune strategie per limitare l’esposizione delle piante:
Riduzione dei livelli di illuminazione nelle città
Schermatura delle luci per evitare che colpiscano direttamente la vegetazione
Diminuzione della luce blu ad alta energia, particolarmente stimolante per la produzione di polline
“Gestire la luce artificiale notturna non è solo una questione di risparmio energetico, ma anche di salute pubblica”, concludono gli autori, evidenziando la necessità di ulteriori studi sui meccanismi biologici e ambientali coinvolti.
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