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Il resoconto

Italia, il divario di genere frena lavoro e pensioni: bocciata la legge sul congedo paritario

Tasso di occupazione femminile al 53%, part-time involontario e carriere discontinue pesano sulle pensioni. La proposta di legge per 5 mesi di congedo obbligatorio per entrambi i genitori non passa alla Camera

Italia, il divario di genere frena lavoro e pensioni: bocciata la legge sul congedo paritario

Il quadro demografico e lavorativo in Italia resta critico: il recente Rendiconto di genere 2026 dell’INPS evidenzia come le disparità di genere continuino a limitare il potenziale economico del Paese. Nel 2024 il saldo naturale della popolazione è stato di 272.468 unità, mentre l’età media al primo figlio ha raggiunto i 34 anni, segnali di una dinamica demografica sempre più preoccupante.

Sul fronte del lavoro, il tasso di occupazione femminile si ferma al 53,3%, lontano dal 71,1% maschile, con un divario strutturale che non riguarda solo l’accesso ma anche la qualità del lavoro. Le donne rappresentano solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali e risultano sovra-rappresentate nel part-time involontario: 13,7% contro il 4,6% degli uomini. Non si tratta, dunque, di una scelta, ma della mancanza di opportunità per un lavoro a tempo pieno.

Questa disparità si riflette anche sulle pensioni: il divario retributivo giornaliero del 25,7% tra uomini e donne nel settore privato genera una differenza nelle pensioni di vecchiaia pari al 44,2%. Le carriere discontinue, spesso interrotte per responsabilità di cura, penalizzano le donne anche in età avanzata, come dimostra l’utilizzo dei congedi parentali: 289.230 donne contro 124.140 uomini nel 2024.

Per affrontare questa criticità, era stata presentata la proposta di legge A.C. 2228, che puntava a trasformare il congedo di paternità da 10 giorni a 5 mesi obbligatori, non trasferibili e retribuiti al 100%, estendendo la tutela anche a lavoratori autonomi e libere professioniste. L’idea si ispirava a modelli europei come Spagna e Francia, dove i genitori hanno accesso a congedi simili, con piena parità tra madri e padri.

Tuttavia, la proposta è stata bocciata alla Camera. La Ragioneria Generale dello Stato aveva stimato un costo di 3,7 miliardi di euro per il 2026, in crescita fino a 4,5 miliardi entro il 2035. La mancanza di coperture finanziarie certe ha determinato la decisione della Commissione Bilancio di sopprimere il provvedimento, nonostante le sollecitazioni delle opposizioni.

Secondo le forze contrarie alla bocciatura, si è persa un’occasione concreta per promuovere un congedo parentale paritario, che avrebbe avuto un impatto positivo sulla vita di milioni di famiglie italiane e avrebbe ridotto le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e nella previdenza.

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